• strage nizza

    Due chilometri di corsa folle contro la vita. La festa che si trasforma in disperazione, la musica che diventa silenzio inerme. 

    Ricorderemo a lungo questo 14 Luglio. La nostra memoria non lo assocerà alla presa della Bastiglia e alla festa nazionale francese, ma alla strage di Nizza.
    Più di 80 persone sono morte lungo la Promenade des Anglais, il lungomare di Nizza, travolte da un camion bianco che per oltre due chilometri ha letteralmente zig-zigato sulla folla per provare ad uccidere più persone possibili.
    Migliaia di cittadini francesi e di turisti si trovavano in riva al mare per festeggiare il 14 luglio ed assistere ai fuochi d’artificio. Proprio il rumore dei botti e la musica festosa hanno reso ancora più confusa la scena, impedendo di fatto a molte delle vittime di comprendere quanto stava accadendo.

    Le prime ricostruzioni parlano di un solo attentatore, un trentunenne di origini tunisine residente a Nizza, che riesce superare i cordoni di sicurezza e a strage nizzatravolgere la folla festante, tra cui anche diversi bambini. Il racconto dei testimoni è scioccante. Decine i corpi rimasti a terra e migliaia le persone che hanno provato a rifugiarsi negli hotel e nei ristoranti locali.
    Il camion riesce a percorrere circa due chilometri ad 80 km/h mettendo giù i passanti e sparando contro la polizia. Una dinamica insolita per gli attentati messi in scena in Europa, ma di certo non sconosciuta in Medioriente.
    Il suo viaggio sarà interrotto dalle forze dell’ordine che dopo numerosi tentativi riescono ad uccidere l’uomo al volante. All’interno del mezzo vengono ritrovati fucili e granate.
    Al momento non è stata diffusa l’identità dell’attentatore e pare non avesse alcun complice. Non ci sono, inoltre, certezze sulle responsabilità e la matrice dell’attentato.
    Lo Stato Islamico nei giorni scorsi aveva lanciato diverse minacce nei confronti della Francia. C’era massima allerta soprattutto durante lo svolgimento degli Europei di Calcio e del Tour de France.

    Ad essere colpito, invece, è stato uno dei centri turistici più visitati della Francia, nel giorno della celebrazione della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza.
    Una giornata e dei valori cardine non solo per la nazione francese, ma per tutta l’Europa. Dopo l’attacco a Charlie Hebdo e quello di Parigi, si tratta del terzo attacco terroristico subito dalla Francia in meno di due anni e si va ad aggiungere alle recenti stragi di Bruxelles ed Istanbul.
    Il livello di paura e di insicurezza probabilmente non è mai stato così alto nel Vecchio Continente. Atti di questo tipo scuotono le nostre coscienze, perché avvengono in luoghi a noi vicini, in città visitate da turisti o nelle quali abbiamo vissuto per ragioni di lavoro o di studio.
    Iraq, Israele, Siria, Nigeria, per fare degli esempi, stanno combattendo la lotta al terrorismo fondamentalista da diversi anni, subendo attentati di questa portata con una frequenza disarmante. Adesso anche l’Europa è diventata il centro della violenza e delle rivendicazioni dei gruppi terroristici.
    Non sarà un allarme di breve durata e non sarà di certo l’intolleranza la soluzione. Queste sono le poche certezze che ci sentiamo di avere, in un momento storico in cui anche le azioni quotidiane assumono i connotati dell’incertezza e della fragilità.