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    Nel mese di luglio, per la prima volta negli ultimi quattro mesi, cala la stima degli occupati, presentando una variazione negativa dello 0,3% rispetto a giugno (-63mila unità). 

    Ad incidere su tale andamento dell’occupazione è soprattutto il numero di lavoratori indipendenti, diminuito di 68mila unità rispetto al mese precedente. Più credito-d'imposta-mezzogiornoa volte abbiamo affrontato la questione delle partite Iva e dei freelance, due categorie fortemente penalizzate dal nuovo regime dei minimi.
    Non è un caso, dunque, che negli ultimi due anni sia letteralmente crollato il numero di lavoratori indipendenti, mentre sia cresciuto quello dei dipendenti, i quali hanno beneficiato delle decontribuzione sui contratti a tempo indeterminato.
    Nel mese di luglio vengono registrati oltre 17 milioni di lavoratori dipendenti, pressochè stabili nel confronto con giugno ed in aumento dell’1,7% su base annua. Un rendimento positivo che riguarda anche i nuovi contratti stabili, che aumentano 244mila unità rispetto all’anno precedente.

    Si tratta, dunque, di risultati ambivalenti. Desta qualche preoccupazione la diminuzione del numero degli occupati ed il contemporaneo aumento del numero di inattivi. Negli ultimi quattro mesi è diminuita costantemente la quantità di “scoraggiati”, prima dell’inversione di tendenza avvenuta a luglio, quando in un solo mese la stima degli inattivi è aumentata di ben 53mila unità.
    Sono, quindi, dati su cui riflettere, sebbene siano da collocare in un contesto di miglioramento del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, ad esempio, si attesta sull’11,4%, con una variazione negativa dello 0,1% su base mensile e dell’1,2% su base annua.
    Sarà fondamentale valutare le scelte del Governo nella prossima Legge di Stabilità. Tanti saranno i nodi da sciogliere: su tutti quelli sugli sgravi contributivi per i nuovi contratti a tempo indeterminato e sulla tassazione alle imprese. Sarà necessario un intervento di tipo strutturale per evitare che le variazioni degli indicatori sul mercato del lavoro siano eccessivamente legati a fattori congiunturali.