Alle 14:30 Mario Draghi presenterà alla stampa le nuove misure di politica monetaria della Bce.
In questi giorni si è parlato molto del cosiddetto Quantitative easing, ovvero l’acquisto di beni finanziari dei paesi appartenenti all’Eurozona da parte della Banca centrale europea.
La maggior parte degli stati europei si è detta favorevole a questo tipo d’intervento, volto a rilanciare l’economia continentale e a frenare la deflazione. L’esempio preso in considerazione è quello degli Stati Uniti, dove la Federal Reserve, a partire dal 2008, ha svolto un piano di acquisto dei titoli di stato, suddiviso in tre fasi, e conclusosi nell’ottobre del 2014.
I risultati? Un’economia, adesso, in costante crescita sia sul versante dei consumi che su quello dell’occupazione.
L’Europa, da questo punto di vista, arriva in ritardo. Molti economisti temono che una misura di questo tipo sia troppo tardiva e che possa portare effetti dannosi ai mercati finanziari e all’intera economia dell’Eurozona.
L’attesa, adesso, si sposta sulle modalità di attuazione del Qe. La Germania, uno dei paesi contrari, spera in un intervento limitato, sia dal punto di vista della durata che della quantità di beni finanziari acquistati.
L’ipotesi più accreditata in questo momento prevede un acquisto di titoli di stato che ammonterà a 50 miliardi di euro mensili, per un totale di 600 miliardi l’anno. Una quantità, dunque, abbastanza elevata.
I tedeschi, però, valutano positivamente la costituzione di una soglia minima mensile e non annua.
In questo modo la Bce potrebbe decidere di interrompere il Qe dopo pochi mesi, in sostanza subito dopo aver verificato gli effetti sulla crescita dell’economia europea e sui mercati finanziari.
Un’altra questione dibattuta riguarda la ripartizione dei rischi e dei profitti. La Germania vorrebbe che fossero le Banche centrali nazionali ad acquistare i propri titoli di stato e ad assumersi gli eventuali rischi.
Più probabile che alla fine si opti per una soluzione intermedia, con oneri e profitti ripartiti al 50% tra Bce e banche centrali nazionali.
L’aspetto più delicato, però, riguarda la composizione dei beni finanziari acquistati. Quale criterio verrà adottato? Verranno acquistati titoli in proporzione alla quota di partecipazione di ogni singolo Stato alla Bce oppure in base all’entità del debito pubblico di ogni paese membro? In quest’ultimo caso Francia ed Italia sarebbero enormemente avvantaggiati, trovando così il veto fermo della Germania.

