• Le notizie economiche negative si susseguono incessantemente. I rendimenti dei titoli di stato dell’area euro sono in situazione veramente contraddittoria e allarmante. Nell’area euro, che è rappresentata dalla stessa moneta, un BTP italiano a 10 anni  rende oltre il 6%, mentre un analogo titolo tedesco rende 1,4%.

    angela merkel risparmio euroLa differenza tra i due è il famoso SPREAD, di cui parlano ogni giorno i telegiornali. Addirittura, i Bund a 12 mesi hanno un rendimento sotto zero: ciò significa che l’investitore presta i soldi allo stato tedesco e anziché ottenere degli interessi, paga lui qualcosa allo stato tedesco stesso! In altre parole, l’investitore in titoli di stato tedeschi, paga per farsi custodire il capitale!

    Un vero paradosso! Ebbene, questa forte divaricazione dei rendimenti, naturalmente scaturisce dalla diversa valutazione di affidabilità che l’investitore ha, riguardo alla capacità dei due paesi di far fronte ai debiti, quando scadranno. Ciò è testimoniato dal rating, che per la Germania è AAA (il massimo) mentre per l’Italia è BBB+, cioè cinque livelli più in basso.

    Dalla più recente classifica del Rating, pubblicata da Standard & Poor’s, si evince che l’Italia ha lo stesso rating di paesi quali Irlanda, Perù, Russia; più basso anche di Sudafrica, Slovacchia, Polonia, Thailandia, Messico e appena prima di Marocco, Tunisia, Lituania, Bulgaria.

    Ecco allora spiegato l’arcano: il debito pubblico italiano ha superato la soglia di guardia. Il 120% di rapporto debito/pil spaventa i mercati, che ne tengono conto svalutando i titoli della repubblica tricolore e chiedendo un maggior rendimento per compensare il maggior rischio di insolvenza rispetto a Germania e ad altri paesi più virtuosi.

    Me perché la Germania dice no a molte proposte di ristrutturazione e di salvataggio? Perché da questo stato di fatto si avvantaggia economicamente. Pagando meno interessi sul debito, quel paese ha meno esigenza di far cassa con le tasse e perciò libera più risorse da dedicare ai cittadini o a investimenti. E’ un vero trasferimento di ricchezza dai paesi cosiddetti periferici dell’Europa, di cui fa parte l’Italia, a paesi “Core” dell’Europa continentale, con la Germania in testa! sono i poveri che foraggiano i ricchi!

    Questo stato di fatto mette in evidenza tutte le imperfezioni di una unione fatta solo sulla moneta, ma senza integrazione politica e fiscale. Non siamo gli stati uniti d’Europa! Purtroppo ogni stato nazionale difende ad oltranza i suoi interessi. E l’Europa unita è una babele di lingue e culture profondamente diverse. Ecco spiegata la debolezza dell’euro.

    Molti economisti ed osservatori vedono ormai come una ipotesi probabile lo sfascio dell’Euro. Ma tutto ciò fino a quando può durare? E come si può difendere il risparmiatore da possibili scenari di svalutazione monetaria che si verificherebbe dopo un eventuale ritorno alla lira?

    Le autorità economiche e monetarie, con in testa la BCE di Mario Draghi, la Commissione Europea, il Fondo monetario Internazionale, stanno sono ben coscienti del rischio di implosione dell’Euro e stanno febbrilmente consultandosi per studiare un piano che possa salvare l’Euro. Ma se non dovessero farcela, come muoversi per proteggere i propri sudati risparmi? Esiste una qualche soluzione in un tale groviglio?

    La risposta sta nella diversificazione degli investimenti. Un portafoglio del tipo Multi-Asset, che sia in grado di affiancare uno zoccolo duro costituito da obbligazioni affidabili e redditizie, beni reali quali sono le cosiddette commodities (oro, rame, alluminio, petrolio, frumento, caffè, gas naturale, ecc), nonché una percentuale variabile di azioni di grandi società che ottengano buona parte dei loro ricavi/utili nei paesi emergenti,  il tutto frazionato in diverse valute ritenute forti, è in grado di assorbire anche gli shock più duri e CREARE VALORE nel tempo.

    Cose che solo esperti si possono permettere! Allora il risparmiatore smetta il “fai da te” e ne cerchi qualcuno!