• Decreto Flussi: quote d’ingresso insufficienti per le esigenze produttive

    Il Decreto Flussi sta mostrando alcune limitazioni nei settori ad elevato impiego di lavoratori stagionali.

    Il Decreto Flussi, strumento utilizzato dal governo italiano per stabilire le quote di ingresso di lavoratori stranieri in Italia, sta mostrando alcune limitazioni, soprattutto per quanto riguarda i settori ad elevato impiego di lavoratori stagionali come quello agricolo e quello turistico/alberghiero.

    Cos’è il Decreto Flussi?

    Il Decreto Flussi è un decreto ministeriale che stabilisce il contingente di lavoratori stranieri che possono essere assunti in Italia per lavoro subordinato.

    Viene emanato ogni anno dal Ministero dell’Interno, in accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e determina il numero massimo di ingressi per motivi di lavoro per i cittadini extracomunitari, divisi per nazionalità e tipo di contratto. Il Decreto Flussi 2023, approvato dal governo a dicembre 2022, stabilisce che possono entrare in Italia per motivi di lavoro un totale di 82.705 persone.

    Le quote sono suddivise in diverse categorie, come ad esempio il lavoro stagionale nell’agricoltura, il lavoro domestico, il lavoro autonomo, i lavoratori altamente specializzati e altri. 

    Oltre al numero di cittadini extracomunitari che possono entrare in Italia per motivi di lavoro, nel decreto flussi viene anche indicato il numeri di persone che possono convertire il loro permesso di soggiorno (per esempio per studio) in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo.

    È un importante strumento per regolare l’immigrazione economicamente motivata e favorire la gestione delle migrazioni attraverso canali legali e regolamentati.

    La situazione in Emilia Romagna

    Le limitazioni sono emerse, in particolar modo, nelle regioni come l’Emilia Romagna, in cui le attività produttive rischiano di essere compromesse a causa dell’insufficienza delle quote di lavoratori assegnate.

    I presidenti di Legacoop Emilia Romagna, Daniele Montroni e il presidente di Legacoop nazionale Simone Gamberini, hanno espresso preoccupazioni e richiesto l’avvio di un confronto con la Conferenza Stato Regioni e il ministero del Lavoro per concordare un sistema di quote di lavoratori stranieri più flessibile e in grado di rispondere alle necessità delle imprese.

    Questa problematica si inserisce in un quadro generale di carenza di offerta di lavoro che interessa tutti i settori produttivi, limitando le opportunità di crescita e di sviluppo delle imprese. Le maggiori criticità si evidenziano nelle cooperative di trasformazione, nel lavoro agricolo e in quelle che gestiscono attività legate al turismo balneare.

    In molte regioni ci troviamo ad affrontare lo stesso problema dell’Emilia Romagna”, sostiene Gamberini, “e questo rende evidente la necessità di aggiornare la regolazione attuale degli ingressi di stranieri in Italia per motivi di lavoro, sulla base di una programmazione di lungo periodo condivisa tra le Istituzioni e tutte le organizzazioni di rappresentanza del mondo imprenditoriale. È indispensabile superare la logica della contingenza e dell’emergenza, mettendo in campo politiche di accoglienza e di integrazione realmente in grado di sostenere le funzioni vitali del Paese, anche in considerazione delle trasformazioni del suo profilo demografico. Il nostro auspicio è che si possa avviare un confronto con la Conferenza Stato Regioni e il ministero del Lavoro per concordare quote di lavoratori stranieri realmente rispondenti alle esigenze delle imprese”.