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    È iniziato da poco un mese delicato per l’Unione Europea. Saranno tante le questioni da affrontare e le decisioni da prendere in questo marzo tutto da scoprire.
    L’Eurozona sta attraversando una fase di crisi quasi cronica, testimoniata dallo stato di salute della propria moneta.

    eurogruppoLa svalutazione dell’Euro ha raggiunto dei minimi storici. Questa mattina il cambio con il dollaro si attestava stabilmente sotto i 1,11 dollari. Un livello del genere non si vedeva dal settembre 2003.
    Avere una moneta così debole puoi avere dei vantaggi, soprattutto in termini di esportazioni verso i mercati extra-europei.
    Non è un caso che realtà come l’Italia, che fanno dell’export verso gli Stati Uniti una delle principali attività commerciali, sia riuscita a far crescere il proprio livello di esportazioni, limitando così la perdita di punti percentuale del proprio Pil.
    Ma evidentemente non può essere una situazione destinata a durare. Un Euro così debole “svaluta” l’unione politica e monetaria e rende il progetto comunitario permeabile agli attacchi delle forze anti-europeiste.

    A questo si aggiunge la delicata situazione greca. Il piano di riforme varato da Tsipras ed accettato dall’Eurogruppo fornisce allo stato ellenico quattro mesi di tempo per dimostrare la propria credibilità e provare a rimodulare il piano di rientro stipulato dal precedente governo.
    I mugugni in arrivo da Berlino, però, sono sempre più forti e le dichiarazioni del ministro delle Finanze Varoufakis iniziano a stancare i vertici di Bruxelles.
    Non sarà facile mediare in questa situazione di gelo perenne. Nei prossimi giorni ne sapremo di più.
    Sembra, infatti, che Tsipras sia intenzionato a presentare le riforme della pubblica amministrazione e del fisco di qui a breve.
    A quel punto vedremo quale sarà il reale margine di trattativa tra l’Ue e la Grecia. Sulla spending review e l’anticorruzione, Atene si gioca quasi tutto. I primi provvedimenti sui bonus energetici, sugli affitti e sulle tessere alimentari vanno nel senso di aumento della spesa.
    Starà a Tsipras riuscire a bilanciare questa tendenza attraverso un’effettiva lotta all’evasione fiscale e un corposo taglio ai costi della P.A.

    C’è poi la questione inflazione, che è quella che preoccupa maggiormente il presidente della Bce Mario Draghi. Proprio oggi il vertice dell’Eurotower presenterà a Cipro i dettagli del quantitative easing, la misura di politica monetaria adottata per riportare il livello di inflazione su livelli accettabili, ovvero vicini al 2,0%.
    Al momento le previsioni per il 2015 danno i prezzi al consumo al -0,3%, ecco perchè sarà importante capire le modalità di acquisto dei titoli di stato da parte delle Banche centrali e soprattutto fino a quando il quantitative easing potrà durare.
    Le parole di Draghi in tal senso lasciano libero spazio d’interpretazione, sostenendo che il Qe proseguirà : “finché il consiglio direttivo non riscontri un aggiustamento durevole del profilo d’inflazione”.
    Il “bazooka” della Bce dovrebbe comunque durare fino a settembre 2016, con un investimento di 60 miliardi di euro al mese.
    La certezza è che le istituzioni europee sono chiamate a prendere delle decisioni epocali per il futuro dell’Ue, perchè unione politica, economica e monetaria probabilmente non sono mai stati così in discussione come in questi giorni.