• Giornata tranquilla tra le borse europee, ma gli effetti del Quantitative easing continuano a farsi sentire.
    Le ripercussioni non sono solo sull’economia europea, ma anche all’interno degli stati fuori dall’Eurozona.
    Uno di questi è sicuramente gli Stati Uniti d’America. Dopo il periodo di ripresa, la Federal Reserve sta valutando di rialzare i tassi d’interesse.
    Una scelta di questo tipo, sommata ad un euro sempre più svalutato, sarebbe molto critica per l’economia americana. Un dollaro troppo forte nel rapporto con la moneta unica europea rischia di incidere negativamente sul livello di esportazioni verso il mercato del Vecchio Continente.
    Preoccupazioni dello stesso tipo attraversano altri paesi, come la Svizzera, che fatica a tenere in pari il rapporto franco/euro, Svezia e Danimarca.

    mappaSi intravedono al contrario segnali positivi per i paesi interessati dal Quantitative easing. In Germania, ad esempio, il livello d’inflazione è salito allo 0,9%, avvicinandosi lentamente al 2%, che rappresenta il tasso desiderato dalla Bce.
    Anche il Francia il livello dei prezzi è aumentato dello 0,7% su gennaio.
    Le notizie migliori per l’Italia arrivano, invece, dallo spread e dall’Euro, entrambi in forte ribasso.
    Rispetto ai Bund tedesco il differenziale è sceso a 85 punti, facendo registrare il proprio livello minimo dal maggio 2010, mentre il decennale italiano sul mercato secondario rende all’1,11%, più basso dei Bonos spagnoli.
    L’euro, infine, chiude a 1,06 dollari, dopo che nella giornata odierna aveva toccato un nuovo minimo da 12 anni a questa parte con un tasso di cambio di 1,0494 dollari.
    Come accennato in apertura, invece, le borse si mostrano abbastanza stabili: Piazza Affari chiude in calo dello 0,11%, Parigi perde lo 0,1%, idem Francoforte, mentre Londra avanza dello 0,7%.