Arrivano buone notizie per l’Europa. L’Ocse, infatti, ha rivisto al rialzo le proprie stime sulla crescita dei paesi appartenenti all’Eurozona.
L’ultimo rapporto era stato emesso nel mese di Novembre e vedeva una crescita del Pil europeo piuttosto limitata per il biennio 2015-2016.
Nel frattempo, però, sono sopraggiunti alcuni fattori esterni che hanno spinto l’Ocse ad alzare le proprie stime.
Sono due in particolare i fattori determinanti: il crollo del prezzo del petrolio ed il quantitative easing.
Entrambi secondo l’Ocse “forniscono un’opportunità, di cui c’era molto bisogno, per l’Eurozona di evitare un periodo prolungato di redditi reali stagnanti ed inflazione eccessivamente bassa”.
Ci sono, dunque, tutte le condizioni macroeconomiche per intraprendere la strada della crescita. Ma vediamo i dati nel dettaglio.
Come anticipato circa un mese fa dal segretario generale Angel Gurria in occasione della presentazione del rapporto monografico sull’Italia, l’Ocse prevede una crescita del nostro paese del +0,6% per il 2015 e del +1,3%.
Le precedenti stime vedevano un Pil aumento del +0,2% nel 2015 e del +1,0% nel 2016.
Si tratta, dunque, di piccoli segnali positivi per l’Italia, dettati da una situazione internazionale piuttosto favorevole e da alcune riforme interne, come il Jobs Act, valutate positivamente da parte dell’organizzazione internazionale.
Tra le economie avanzate, però, l’Italia rimane all’ultimo posto. Bisognerà, dunque, intervenire attraverso riforme più invasive in grado di cambiare il nostro apparato produttivo ed infrastrutturale.
Riviste al rialzo anche le previsioni sul Pil di Germania e Francia. Per il paese teutonico l’Ocse vede una crescita del +1,7% nel 2015 (+0,6% rispetto alla stima precedente) e del +2,2% nel 2016 (+0,4% rispetto alla previsione di Novembre).
Per quanto riguarda la Francia, invece, le stime dell’Ocse la danno al +1,1% nel 2015 e al +1,7% nel 2016.
In generale l’Eurozona dovrebbe crescere del +1,4% quest’anno e del 2,0% l’anno prossimo, mentre per gli Stati Uniti è previsto un aumento del proprio Pil attestabile attorno al 3,1%, a conferma del forte periodo di ripresa che stanno attraversando gli Usa.
L’Ocse invita comunque i paesi europei ad incentivare gli investimenti privati e a portare avanti il piano Juncker. ovvero un programma di revisione dei fondi Ue che mira a rendere compatibili gli investimenti pubblici con i delicati equilibri di bilancio.

