• Monti, Merkel, Hollande e RajoyNel vertice di Roma, i quattro moschettieri dell’Euro, Monti-Merkel-Hollande-Rajoy hanno ribadito chiaramente che per l’Europa dei nostri tempi e per quella del futuro la scelta della moneta unica è IRREVERSIBILE e Italia, Germania, Francia e Spagna faranno fronte comune per difendere e rafforzare l’Euro. Hanno concordato, pur da posizioni diverse, di andare avanti con la scelta della Tobin tax  finanziaria, anche senza l’adesione del Regno Unito e di presentare al Consiglio Europeo un pacchetto di 130 MLD destinati alla crescita economica, che è il vero problema di fondo per uscire dal tunnel della crisi dei debiti sovrani.

    Certo, gli squilibri esistenti tra i quattro paesi guida della zona euro sono veramente stridenti e fanno da ostacolo ad una convergenza verso soluzioni immediate e condivise, che potrebbero portare a scelte forti, per esempio cambiare lo statuto della BCE, virando verso il modello FED americana.

    Infatti, la missione della BCE è quella di tenere sotto controllo l’inflazione e quindi di proteggere il cambio, disinteressandosi della questione della crescita economica, mentre il ruolo della FED è invece quello di pilotare l’economia su un sentiero di crescita sostenibile, senza l’ostacolo e il  feticcio del  cambio del dollaro. Ma per ora sembra un’ipotesi difficile, vista l’intransigenza della banca centrale tedesca (BuBa).

    Il compito di Mario Monti non è facile. Rappresenta un paese con un debito enorme, quindi fragile economicamente e soggetto ad attacchi della speculazione, ma deve fare da mediatore tra il rigorismo estremo della Germania e la posizione francese più rivolta alla crescita, ma senza la forza necessaria ad imporla. Infine, il primo ministro spagnolo Rajoy, rappresenta un paese in forte crisi, con tassi sui titoli di debito sovrano che stazionano intorno al 7%, considerata soglia di non ritorno, e che ha ufficialmente chiesto la tutela dell’Europa per salvare il suo traballante sistema bancario. Pur se anch’esso sia stato invitato al vertice di Roma, non sembra nelle condizioni di avere la credibilità sufficiente per far passare agevolmente la sua richiesta di condizioni più morbide per far rientrare i conti pubblici entro un percorso più accettabile agli occhi della comunità finanziaria e dei paesi partners dell’area euro. Perciò il suo sembra più un ruolo da invitato di lusso, piuttosto che di uno dei quattro governanti più influenti in Europa dell’Euro.

    L’Italia, da parte sua, già da tempo chiede l’istituzione dei cosiddetti Eurobonds, cioè emissioni di obbligazioni garantite non da stati nazionali, ma dall’Unione europea nel suo complesso. Ciò significherebbe implicitamente che tali obbligazioni godrebbero anche della garanzia della Germania. La conseguenza sarebbe un forte ridimensionamento dello Spread, quindi un salutare calo degli interessi sul debito ed una stabilizzazione dei bilanci pubblici dei paesi deboli, tra cui l’Italia. Ma la Germania, nella persona della cancelliera Merkel, tiene duro nell’opporsi a tale progetto, almeno finchè gli altri stati non abbiano messo ordine ai loro conti pubblici ed aver realizzato le opportune riforme politiche ed economiche. E intanto, permanendo questo stato di cose, la Deutsche Repubblik finanzia il suo debito a breve a tassi negativi, cioè si fa pagare dai suoi creditori! A spese di chi? Paradossalmente a spese proprio dei paesi, come l’Italia e la Spagna, che sono in crisi e che la Germania dovrebbe contribuire a salvare.

    Come si capisce, è un pericoloso gioco delle parti, ma non a somma zero! C’è chi ci guadagna (leggasi Germania, Olanda e altri paesi del Centro e Nord Europa) e c’è chi ci rimette pesantemente (leggasi Italia, Spagna, Portogallo e tutti gli altri paesi cosiddetti periferici dell’Europa mediterranea).

    Fino a quando potrà durare questa specie di gioco al massacro al quale ci costringe la linea teutonica? Difficile dirlo, ma il tempo stringe. I mercati non aspettano, vogliono vedere scelte drastiche e risolutive; ogni giorno o settimana che passa contribuisce ad allargare la distanza tra i paesi virtuosi e quelli che hanno bisogno di cure e di riforme.

    La BCE, con i suoi “sherpa” studia febbrilmente soluzioni che possano fronteggiare un peggioramento della crisi dell’area Euro, ma a questo punto è la politica che deve intervenire.  E’ indispensabile che i governanti europei, Merkel per prima, si rendano conto che non si può più rinviare. E’ giunto il momento che dimostrino la loro qualità di statisti al di sopra dei campanilismi nazionali e dei miseri calcoli di tornaconto elettorale, in nome di una causa più nobile: il salvataggio dell’Euro e dei futuri Stati Uniti d’Europa!