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    La Commissione Europea ha stilato in data odierna le ultime previsioni sull’economia dell’Italia e dell’intera Eurozona.
    Il quadro descritto da Bruxelles può essere definitivo abbastanza positivo, con previsioni di miglioramento per quanto riguarda la maggior parte degli indicatori macroeconomici. In generale c’è abbastanza fiducia in merito alle riforme proposte dal Governo Renzi e sul loro possibile impatto sull’andamento dell’economia e del mercato del lavoro nostrano.
    Preoccupa, invece, la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato l’abolizione dell’indicizzazione di alcuni tipi di pensione, attuata dall’esecutivo Monti. Questo comporterà un rimborso corposo nei confronti di alcuni cittadini che costerà alle casse dello Stato tra i 5 ed i 10 miliardi di Euro.
    L’effetto immediato potrebbe essere uno sforamento della soglia del 3% del deficit che creerebbe non pochi problemi in sede europea. Le stime attuali di Bruxelles, invece, danno il deficit in calo (2,6% nel 2015 e 2,0% nel 2016).

    eurogruppoAnalizzando le previsioni nel dettaglio, la Commissione stima una crescita del Prodotto Interno Lordo italiano dello 0,6% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Seguirà un andamento positivo pure all’interno del mercato del lavoro, anche se i miglioramenti del tasso di disoccupazione dovrebbero essere piuttosto limitati.
    Secondo i calcoli della Commissione europea, infatti, la disoccupazione dovrebbe calare dello 0,3% nei prossimi due anni, passando dal 12,7% del 2014 al 12,4% nel 2016. L’occupazione, invece, salirà dello 0,6% quest’anno e dello 0,8% l’anno prossimo
    Si tratta di percentuali ancora distanti dalle medie europee, certamente non in linea con le aspettative del Governo, il quale dopo l’approvazione del Jobs Act e la previsione di incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato contenuti nella Legge di Stabilità, si attendeva un deciso calo del tasso di disoccupazione.
    Per quanto riguarda gli altri macro-aggregati, è previsto un aumento notevole delle esportazioni: +3,8% nel 2015 e +4,9% nel 2016. Merito soprattutto del rapporto favorevole nel cambio euro-dollaro, del rilancio dei consumi negli Stati Uniti e di un sempre maggiore appeal del marchio Made in Italy sui mercati esteri.
    In generale secondo la Commissione, la parziale ripresa dell’economia italiana ed europea (crescita del +1,5% nel 2015 e del +1,9% nel 2016 per l’Eurozona) è dovuta principalmente a fattori di breve periodo e non strutturali come il mini-euro, la crollo del prezzo del petrolio e la politica espansiva adottata dalla Banca Centrale Europea.
    Elementi, dunque, che invitano gli economisti a valutare con prudenza questi parziali segnali di ripresa.