Le questione migranti è allo stato attuale uno dei temi più scottanti del dibattito pubblico. L’enorme afflusso, specie dall’Africa del Nord, ha ingrandito le dimensioni del problema, rendendolo una vera e propria emergenza umanitaria.
Ci sono alcuni dati emblematici che fotografano perfettamente la questione. Come riportato dal Corriere della Sera, solamente nell’anno 2015 sono 52.671 i migranti sbarcati sul nostro territorio, la maggior parte dei quali provenienti dalla Libia e dall’Egitto.
Regioni come la Sicilia, la Puglia e la Calabria sono letteralmente al collasso. I centri di accoglienza non riescono a gestire i continui sbarchi e chiedono una maggiore cooperazione da parte delle istituzioni nazionali ed europee.
Ecco appunto, cooperazione. Non è una parola casuale. Per affrontare simili emergenze umanitarie, la collaborazione tra istituzioni e società civile è essenziale. Il rischio di ripetere nuove stragi nel Mediterraneo è dietro l’angolo.
E non bastano incontri ed accordi postumi tra i governi europei. La cultura dell’emergenza è un vizio tutto italiano che sembra, però, in queste circostanze diffondersi a macchia d’olio anche nelle altre nazioni.
Le migrazioni sono un fenomeno ed una questione politica che riguarda tutta la comunità mondiale. Lo sono sempre stati e lo sono a maggior ragione oggi in uno scenario sempre più globalizzato.
La parola cooperazione, allora, diventa la chiava di volta: cooperazione fra Stati e all’interno delle singole realtà locali, tra Regioni, Prefetture, cooperative e quant’altro.
I buoni esempi di cooperazione non vengono certamente dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. L’esponente della Lega Nord ha dichiarato di voler ridurre i trasferimenti regionali per tutti i sindaci lombardi che decideranno di accogliere i migranti provenienti da altre regioni.
Le intenzioni del Governo sono, infatti, di distribuire in maniera uniforme i nuovi arrivi su tutto il territorio, sgravando così le realtà meridionali di un problema difficilmente sostenibile nel breve e nel lungo periodo.
La collaborazione tra le regioni italiane è una misura necessaria oltre che coerente con lo spirito della nostra Costituzione.
Il cattivo esempio viene, ovviamente, anche dal mondo della cooperazione stessa. Sfruttare l’emergenza migranti per fini di carattere particolarista significa andare contro i valori fondanti della realtà cooperativa.
Mafia Capitale ci ha raccontato proprio questa storia. I principi di solidarietà, mutualità e profitto sociale sono l’esatta negazione dell’attività illecita della cooperativa 29 giugno.
L’accoglienza non può diventare un business o uno strumento di propaganda politica. La cooperazione deve essere uno strumento di umanità senza avere alcuna finalità di guadagno. Non ci stancheremo mai di ribadirlo.

