Come ogni anno arriva il rapporto Svimez e si torna a parlare di Sud.
Un ritornello ascoltato più volte prima di perdersi nell’eco di altre questioni più “urgenti” o politicamente più convenienti.
I problemi sollevati dall’analisi Svimez sono di natura strutturale e non li scopriamo certo oggi: sottosviluppo cronico, povertà crescente, disoccupazione, crollo demografico sono questioni all’ordine del giorno, aggravate dalla crisi economica e da un certo disinteresse mostrato dalla classe politica locale e nazionale.
E allora c’è poco da stupirsi se dalle parti di Bruxelles fanno sapere di voler ridurre i fondi europei per il Mezzogiorno. Spesso non vengono utilizzati o dirottati verso attività che hanno poco a che vedere con lo sviluppo delle regioni meridionali.
La discussione pubblica dopo l’uscita del rapporto Svimez affronta ogni anno due temi in particolare: la previsione di un nuovo piano strutturale per il Sud ed il mancato utilizzo dei fondi comunitari.
Un copione rispettato alla lettera anche quest’anno. Proprio oggi il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica, nella quale parla appunto di un nuovo Piano per il Sud con investimenti di almeno 70-80 miliardi.
Venerdì il premier Matteo Renzi dovrebbe presentare il provvedimento ai membri del Partito Democratico prima di iniziare l’iter legislativo. Nelle intenzioni dell’esecutivo c’è il potenziamento delle infrastrutture meridionali, un problema che da sempre frena gli investimenti in queste aree.
Quanto, invece, ai fondi comunitari sono già iniziate le analisi sui maggiori organi di stampa in merito ai fondi strutturali 2007-2013. Quest’anno rischiano di non essere impegnati circa 12,3 miliardi di euro per mancanza di progetti seri e credibili verso i quali dirottare le somme provenienti di Bruxelles.
Ancora una volta un’eventualità concreta è che l’Unione Europea decida di drenare le risorse del Fesr verso altre zone europee arretrate come l’Irlanda e che il Mezzogiorno possa vivere di rimpianti per mancanze di idee e di credibilità.
La speranza è che in questa circostanza l’eco del rapporto Svimez non cada nel vuoto e non duri solo un paio di settimane.
Il mondo delle cooperative aveva già lanciato l’allarme in merito al rischio del mancato utilizzo dei fondi europei: questa volta il Sud non può più attendere, un piano che aiuti il mondo imprenditoriale meridionale, creando le condizioni infrastrutturali e fiscali per investire nel Mezzogiorno, è un atto dovuto per un’area sempre più distante da livelli di sviluppo accettabili.
