La “guerra del latte” si sposta dallo stabilimento di Lactalis all’Antitrust, dove in questi giorni, dopo la protesta portata avanti dagli allevatori nella sede di Roma, sono arrivate le carte della vicenda.
Sotto accusa ci sarebbero i contratti di vendita non rispettati e rescissi unilateralmente dalla multinazionale del latte.
L’Antitrust ha fatto sapere che esaminerà il dossier entro i primi dicembre e dunque, tra qualche giorno, potremo avere un punto di svolta della crisi, sopratutto se verranno comminate delle sanzioni nei confronti delle industrie di trasformazione, come già avvenuto in Francia e Spagna.
I numeri del settore lattiero caseario raccontano, però, meglio di tutti lo stato di crisi del settore; cifre che hanno portato i produttori sull’orlo della disperazione e li hanno
attuare una forma di protesta estrema come il blocco del centro produttivo di Lactalis.
In questo momento il latte lombardo, per rimanere all’interno della regione dove è iniziata la protesta, viene pagato alla stalla al prezzo di 34 centesimi al litro a fronte di un costo di produzione di 40 centesimi.
Capiamo benissimo come una simile disparità di prezzi non possa essere sostenibile e non è un caso che gli allevatori abbiano rifiutato la proposta di Lactalis di alzare solamente di un centesimo il prezzo di acquisto.
Ma a pagare questa situazione è anche il consumatore che acquista il latte fresco al dettaglio a 1,50 euro di media al litro. In Germania ed in Francia, per fare un esempio, un litro di latte costa in media 0,95 e 1,15 euro ed i costi di acquisto alla stalla non sono poi così inferiori rispetto a quelli italiani (0,29 per la Germania e 0,31 in Francia).
C’è, dunque, un problema vero che interessa produttori e consumatori. La scelta di Coldiretti di spostare la protesta nei maggiori centri commerciali e supermercati d’Italia nasce proprio con l’intento di far conoscere ai consumatori la situazione del lattiero caserario italiano ed i motivi delle rimostranze.
Un altro fattore che ha scatenato l’ira dei produttori è la presenza massiccia nel nostro mercato di latte e derivati provenienti dall’estero: si parla di 85 milioni di quintali su 200 complessivi, corrispondenti al 40% del latte presente sui nostri scaffali.
La scarsa remuneratività dei prezzi e l’invasione dei prodotti esteri ha portato il settore verso una crisi epocale. Nella giornata odierna un Consiglio straordinario dei Ministri agricoli Ue proverà a fare il punto della situazione, fungendo da mediatore tra le industrie e gli allevatori.

