• istat lavoro

    Per la prima volta dopo sette anni, scende il tasso di disoccupazione annua, passando dal 12,7% del 2014 all’11,9%. 

    A comunicarlo è l’Istat attraverso una nota sull’andamento della domanda e dell’offerta di lavoro in Italia nell’anno appena trascorso.
    istat lavoroLe elaborazioni dell’Istituto di Statistica rivelano dati positivi in quasi tutti gli indicatori relativi all’occupazione.
    Il numero dei disoccupati, ad esempio, è diminuito di 203.000 unità (-6,7%), mentre il numero di occupati è cresciuto di 186.000 unità (+0,8%) portando il tasso di occupazione al 56,3% (+0,6 %.)
    Aumenta soprattutto la quantità di persone impiegate in rapporti di lavoro dipendente e con forme contrattuali a tempo indeterminato, mentre continua la variazione negativa del numero di lavoratori indipendenti, che per il quinto anno consecutivo diminuiscono, perdendo nel 2015 22.000 unità e 0,4 punti percentuali.
    Si riduce anche la disoccupazione giovanile, la cui media annua per il 2015 è del 40,3% (-2,4% rispetto alla media del 2014).
    Anche il numero di inattivi diminuisce per il secondo anno consecutivo (-0,6%).

    Se analizziamo i dati su base territoriale, notiamo come il miglioramento del mercato del lavoro sia stato più accentuato nel Mezzogiorno.
    Nel 2015, invece, il tasso di occupazione del Sud è aumentato di 0,8 punti percentuali, a fronte di un +0,5% del Centro e del Nord ed il tasso di disoccupazione è diminuito di 1,3 punti percentuali contro il -0,7% del Centro ed il -0,5% del Nord. Tuttavia le differenze territoriali risultano essere ancora piuttosto marcate, con una disoccupazione che al Sud è del 19,4%, mentre al Centro è del 10,6% e al Nord dell’8,1%.
    Passando, invece, all’analisi delle singole regioni, al Nord gli incrementi più elevati del tasso di occupazione si segnalano in Liguria e Piemonte (rispettivamente +1,7 e +1,3 punti); al Centro il tasso di occupazione cresce soprattutto in Umbria e Toscana (+2,1 e +1 punti), mentre al Sud aumenta in maniera cospicua in Basilicata, Sardegna, Puglia e Sicilia (incrementi tra 1 e 2 punti) con la Calabria che è l’unica regione meridionale con l’indicatore in calo.