Nel suo discorso all’assemblea regionale di Confcooperative Calabria, il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha attribuito un ruolo centrale al decreto di riforma delle Banche di credito cooperativo.
Proprio in queste ore è avvenuta su questo tema una vera e propria spaccatura nella maggioranza, culminata in una lettera sottoscritta da una ventina di senatori Pd, che chiedono all’esecutivo e al parlamento modifiche sostanziali al decreto sulle Bcc.
Vi proponiamo di seguito le parole del presidente Gardini sui contenuti del provvedimento e sulla posizione di Confcooperative a riguardo.
“Il tema del credito cooperativo è per noi un tema essenziale perché abbiamo una visione che questo Paese ha bisogno delle banche. Non vogliamo demonizzare le banche, perché senza di esse non c’è attività economica. Nessun imprenditore lavora solo con il suo denaro, ma quanti abbiamo comprato la casa con un mutuo?
Noi, però, abbiamo bisogno di banche del Paese e non di banche per il Paese: è una distinzione che sembra piccola, ma in realtà è abissale perché noi non siamo convinti che le banche debbano essere tutte grandi, devono rispondere tutte al requisito dell’Unione bancaria. Le banche devono essere solide ed efficienti, perché quando succedono problemi come quelli di Banca Etruria o Cassa dei Risparmi di Ferrara, è chiaro che c’è un problema su quei territori e vanno prevenuti questi casi e queste patologie.
Noi siamo perché si consolidino e si riaffermino dei sistemi di banche locali: se togliamo le banche dai territori e quello che queste hanno fatto sul fronte dei finanziamenti alle piccole e medie imprese, cosa sarebbero oggi le Pmi e le famiglie?
La riforma era nata male perché era nata solo dall’impronta dell’Unione bancaria europea, che non è un’impronta favorevole alla cooperazione e alle piccole banche. Mentre in Europa si definiva un modello di banca, l’Italia era assente e latitante e si è costruito un mostro, neanche la legislazione bancaria americana è così spinta, perché là c’è un doppio binario per le banche più piccole.
Noi ci siamo impegnati a correggere questa impronta, siamo impegnati in un confronto, stiamo dialogando con il Governo e con il Parlamento per modificare il decreto così come è uscito, un decreto che ci lascia delle perplessità. Siamo confidenti di azzerare quella possibilità di trasformare le Bcc in Spa affrancando le riserve indivisibili con un pagamento del 20%. Abbiamo fatto sentire la nostra voce; sono ottimista sul fatto che venga evitato uno scippo generazionale, ossia la possibilità di distribuirsi le riserve indivisibili: è uno scippo generazionale di cui non vogliamo essere né testimoni né beneficiari e lo dice uno che è socio di una banca di credito cooperativo, che se domani si trasformasse in un altro modello, oggi quei soldi varrebbero moltiplicati per venti, ma sarebbe frutto di un furto, perché derivano dal sacrificio e dalle storie di comunità di diverse generazioni. È un patrimonio che noi dobbiamo consegnare alle generazioni che verranno.
In termini provocatori potrei dire che non è neanche un patrimonio dei soci, ma un patrimonio delle comunità su cui i soci hanno lavorato ed è dei soci in quanto facenti parte di quella comunità.
Correggeremo questa norma e spero anche si possa elaborare questa riforma secondo lo schema che avevamo costruito insieme al Ministero dell’Economia e con il ministro Padoan. Abbiamo bisogno di rafforzare il credito e di farlo nella logica di costituire un gruppo unico bancario che sappia dare strumenti e garanzie, ma che sappia anche mantenere le radici sul territorio e che abbia la capacità di leggere le imprese sul territorio”.

