La Toscana è storicamente una regione leader nel mondo della cooperazione. I dati degli ultimi anni, però, segnalano una flessione in termini numerici che costringe i dirigenti cooperativi e le istituzioni regionali ad effettuare alcune riflessioni.
Come riportato dal Corriere Fiorentino, sono 3.835 le coop attive in Toscana, un numero che rappresenta il minimo dal 2008. Rispetto al 2014 c’è stata una flessione del 3,4%, mentre nel confronto con il 2008 la variazione negativa è addirittura del 5,6%.
Le province che fanno registrare il rendimento peggiore sono quelle di Prato e Livorno, dove il numero di coop attive diminuisce su base annua rispettivamente del 15,4% e del 10,1%.
Nel 2015 hanno cessato l’attività 226 cooperative e rispetto al 2008 il numero di iscrizioni è crollato del 22,3%.
Male soprattutto il settore delle costruzioni e della casa, con delle flessioni anche nel comparto dei servizi alle imprese.
I dati appena riportati diventano ancora più preoccupanti se rapportati a quelli della cooperazione su base nazionale. Nonostante la crisi, infatti, le coop sono riuscite a mantenere dei buoni livelli occupazionale e ad avere un discreto rendimento economico.
La quantità di cooperative attive in tutta Italia è in lieve crescita: rispetto al 2014, ad esempio, nel 2015 c’è una variazione positiva dell’1,5%.
La cooperazione è sempre stata una risorsa importante per tutta la regione Toscana. Le cooperative hanno rappresentano un modello di sviluppo incentrato su valori e principi economici ben definitivi e lontani dall’impresa capitalista, che ha trovato terreno fertile soprattutto nel centro Italia.
La presidente di Confcooperative Toscana, Claudia Fiaschi, appena confermata nel suo incarico di rappresentanza delle coop toscane, ha invitato le istituzioni regionali, proprio per questo motivo, a salvaguardare il patrimonio cooperativo: “La Regione deve adottare politiche in grado di sostenere il modello di patrimonializzazione e di accesso al credito delle cooperative per evitare il rischio di vedere compromesso non solo il lavoro, ma alcuni servizi essenziali per la comunità“.

