• Durante la seconda giornata dell’assemblea nazionale di Confcooperative è stata presentata una ricerca condotta dal Censis sui giovani meridionali che studiano nelle università del Centro-Nord. 

    La ricerca permette di valutare il fenomeno delle migrazioni Sud/Nord in maniera analitica e di verificare le perdite economiche per il Mezzogiorno.
    censisNell’anno accademico 2014-2015 si sono spostati verso gli atenei del Centro-Nord circa 23.000 giovani universitari, che corrispondono a l’8-9% del totale delle immatricolazioni.
    Nello stesso anno il totale di ragazzi provenienti dal Sud che studiano nelle università di Centro e Nord è di 168.000.
    La perdita economica non riguarda solo il sistema universitario meridionale ma tutta l’economia del Mezzogiorno. Secondo lo studio di Censis nell’ultimo anno il trasferimento dei giovani meridionali ha arrecato agli atenei del Sud un danno economico di 122 milioni di euro, creando, di converso, un valore aggiuntivo per le università del Centro-Nord di 248 milioni di euro.
    I maggiori introiti derivano, come facile immaginare, dalle tasse pagate dalle famiglie meridionali pari a 126 milioni di euro.
    A questi dati bisogna aggiungere un altro numero abbastanza preoccupante: nel 2013 ben 26.000 giovani laureati nelle università del Sud si sono trasferiti al Nord per cercare lavoro e 5.000 hanno scelto di andare all’estero.

    I danni economici in termini di mancati investimenti in capitale umano sono devastanti per il Mezzogiorno. Censis ha calcolato che l’impatto economico negativo per il Sud sia di 3,3 miliardi di euro, una cifra enorme che è destinata a crescere se il trend dovesse rimanere il medesimo.
    L’impoverimento progressivo delle famiglie meridionali ed il mancato investimento sui giovani sarà una questione da affrontare per gli anni a venire: investire in ricerca e università è un dovere non solo per l’Italia, ma anche e soprattutto per il Mezzogiorno.