Contratto a tutele crescenti. Sembra essere questa la parola chiave del Jobs Act. Ma di cosa si tratta? A quali tutele si riferisce? Crescono effettivamente i diritti dei lavoratori? É bene fare chiarezza.
Cominciamo col dire che si tratta di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, una forma contrattuale che il Governo Renzi ha voluto incentivare. Lo ha fatto promuovendo agevolazioni fiscali per tutte quelle aziende che assumeranno lavoratori a tempo indeterminato.
Per tutti i nuovi assunti, dunque, si applicherà tale forma contrattuale. C’è, però, un’eccezione. Qualora un’azienda superi i 15 dipendenti attraverso le nuove assunzioni, a quel punto il contratto a tutele crescenti si applicherebbe anche ai lavoratori assunti in precedenza.
Si parla, appunto, di tutele crescenti. Ma in quale situazione? La dizione “tutele crescenti” riguarda solo i casi di licenziamento illegittimo.
Qualora il giudice dovesse accertare l’illegittimità della fine del rapporto di lavoro, il dipendente non avrebbe più diritto alla reintegrazione immediata, ma solamente ad un indennizzo economico crescente in base all’anzianità di servizio. L’ammontare della somma va da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità, a seconda di quanto tempo il lavoratore è stato impiegato per quella azienda.
In generale, la disciplina normativa prevede che due mensilità corrispondano ad un anno di servizio. Il Governo ha comunque voluto inserire un indennizzo minimo, in modo da non incentivare troppo il ricorso al licenziamento, soprattutto per i dipendenti assunti da poco tempo.
Persistono comunque due fattispecie escluse da questa disciplina dell’art. 18. Si tratta dei licenziamenti discriminatori e di un numero limitato di casi di licenziamento disciplinare. Solo in queste due circostanze il lavoratore ha diritto ad essere reintegrato immediatamente nel proprio posto di lavoro. Tutte le altre fattispecie di licenziamento individuale e collettivo, invece, seguono la modifica dell’art. 18.
In via definitiva l’intento del legislatore sembra essere chiaro: aumentare la dimensione delle aziende, incentivando i datori di lavoro ad assumere, e rendere il mercato del lavoro più flessibile all’interno del rapporto lavorativo. Gli effetti di questa manovra sono, però, tutt’altro che prevedibili, nella speranza che l’offerta e la domanda di lavoro possano dimostrarsi non solo flessibili, ma anche e soprattutto dinamici.

