Il 3 ottobre 2013, a largo delle coste di Lampedusa persero la vita in un naufragio 368 eritrei salpati dalla Libia verso la speranza di una vita migliore, tramutatasi in una tragedia della disperazione. Da quel giorno il 3 ottobre è diventata una data simbolo, per ricordare le vittime dell’immigrazione.
Il Mediterraneo come un enorme cimitero, questa l’immagine che in tanti realisticamente richiamano dopo ogni naufragio in cui affogano decine e decine di bambini, donne e uomini per raggiungere l’Europa dalla Libia, lasciati alla mercé di scafisti senza cuore e senza anima. Da quella tragedia il Presidente del Consiglio Enrico Letta prese la forza di avviare l’operazione Mare Nostrum per soccorrere le imbarcazioni di migranti nel Canale di Sicilia, oggi quell’operazione è diventata il programma Triton che coinvolge le marine militari di molti stati europei e molte ONG che con le proprie imbarcazioni soccorrono e tentano di salvare le vite di tanti disperati che stipati su bagnarole, rischiano il proprio destino dando con la propria vita una plastica rappresentazione del valore della vita stessa in alcuni Paesi sub-sahariani.
Non c’è giorno in cui le navi militari e quelle civili non soccorrano decine e decine di migranti abbandonati dagli scafisti in mezzo al mar Mediterraneo. Oggi nella giornata dedicate alle vittime di questa tratta senza fine sono state già una 20ina gli interventi di salvataggio e man mano che le condizioni meteo e del mare migliorano o peggiorano il numero degli interventi aumenta in maniera sensibile. Così mentre in Ungheria si vota per “chiudere le frontiere” e bloccare le quote di migranti che ciascun Paese aderente all’Unione Europea ha accettato di ospitare, nel Mare Nostrum si combatte quotidianamente la battaglia per strappare più vite possibili alla disidratazione, alla violenza degli scafisti e al mare che si abbatte su piccoli battelli che non starebbero a galla nemmeno in una piscina.
Molte ONG sostengono che il numero di naufragi e di morti sia di molto superiore al numero che noi oggi conosciamo e solo con un programma più impegnativo e che coinvolga le autorità dei Paesi costieri del Nord Africa sarà possibile evitare altre tragedie simili.

