• Dopo oltre quattro ore, il Consiglio dei Ministri ha approvato i primi due decreti attuativi del Jobs Act e dato l’ok preliminare per il riordino dei contratti.
    Una giornata che il premier Matteo Renzi ha definito storica in un tweet apparso sul suo profilo ufficiale questa mattina, poco prima dell’inizio del Consiglio dei Ministri.
    renzi jobs act

    Il Governo ha messo a punto gli ultimi dettagli della riforma sul mercato del lavoro. Un testo estremamente discusso, soprattutto all’interno del Partito Democratico, e che ha visto forti opposizioni anche da parte della Cgil.
    La modifica dell’art. 18 e la disciplina del nuovo contratto a tutele crescenti diventano così effettive. A partire dal 1° Marzo, tutte le imprese potranno assumere nuovi dipendenti attraverso la nuova tipologia contrattuale istituita nel Jobs Act.
    L’esecutivo ha “tolto gli alibi” ai datori di lavoro, ha dichiarato Mattteo Renzi nella conferenza stampa di presentazione dei decreti attuativi: “Abbiamo ridotto le tasse e tolto incertezze. Il lavoro presenta più flessibilità in entrata e più tutele in uscita».

    L’intento del Governo è lanciare un nuovo modello occupazionale, incentrato su un tipo di contratto a tempo indeterminato.
    D’ora in poi assumere attraverso una forma contrattuale a termine sarà svantaggioso per i datori di lavoro, soprattutto dal punto di vista fiscale.
    La Legge di Stabilità prevede, infatti, una serie di sgravi sull’Irap e sulla contribuzione previdenziale per tutte quelle aziende che decideranno di utilizzare il contratto a tutele crescenti per assumere nuovi dipendenti.
    Quest’inversione di tendenza è possibile solo grazie alla riduzione dei costi reali dei licenziamenti. La modifica dell’art. 18, infatti, esclude il reintegro nel posto di lavoro per tutte le fattispecie di licenziamenti economici e per la maggior parte dei licenziamenti disciplinari.
    In questi casi i lavoratori avranno diritto ad un indennizzo economico crescente in base all’anzianità di servizio. Di qui, appunto, la dizione “tutele crescenti” per definire il nuovo contratto a tempo indeterminato.
    Il reintegro nel posto di lavoro sarà possibile solo per i licenziamenti discriminatori e per quei licenziamenti disciplinari dove viene provata l’insussistenza del fatto materiale contestato.

    renziLa nuova disciplina giuridica, dunque, facilita l’accesso al mondo del lavoro, rendendo più flessibile, allo stesso tempo, il rapporto di lavoro stesso.
    Le imprese potranno, ad esempio, licenziare i propri dipendenti per cause di tipo economico, senza dover “temere” il reintegro obbligatorio dello stesso in seguito alla pronuncia del giudice.

    I decreti attuativi del Jobs Act erano chiamati, però, a disciplinare anche altre questioni problematiche.
    Una su tutte era la norma sui licenziamenti collettivi. Il Governo, in questo caso, è andato dritto per la sua squadra e, a dispetto di quanto richiesto dalle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, estende la modifica dell’art. 18 anche ai licenziamenti collettivi.
    Il premier Matteo Renzi si esprime così a tal proposito “Questi provvedimenti si occupano di assunzioni collettive. Questo è un Paese che guarda al futuro, che sta ripartendo. I decreti approvati dal Cdm servono a fare assunzioni collettive, non licenziamenti collettivi”. 

    La speranza del Governo è appunto di far crescere rapidamente il numero di occupati già da quest’anno, trasformando, ad esempio, migliaia di contratti a progetto in contratti a tempo indeterminato.
    A partire dal 2016 i rapporti di lavoro a progetto e l’associazione in partecipazione non potranno più essere stipulati, se non attraverso accordi sindacali. Renzi stima in 200.000 il numero di cocopro che verranno trasformati in contratti a tempo indeterminato.
    Certamente il rinvio al 2016 del riordino delle fattispecie contrattuali a termine stona un po’ con le aspettative della vigilia, che vedevano un Governo pronto a fare uno sforzo importante anche da questo punto di vista.

    Un altro provvedimento contenuto nei due decreti attuativi riguarda la cosiddetta Naspi. Si tratta di un ammortizzatore sociale indirizzato a chi perde il lavoro.
    Rispetto alla vecchia Aspri durerà più a lungo, per un periodo complessivo massimo di 24 mesi.
    Secondo il premier Renzi, i nuovi ammortizzatori sociali tuteleranno di più e meglio i lavoratori, bilancio così la maggiore flessibilità introdotta con il contratto a tutele crescenti.
    I prossimi passi del Governo in materia di lavoro, come annunciato dallo stesso Primo Ministro, saranno sulla Cassa Integrazione e sulla nuova Agenzia Nazionale del Lavoro.