L’agricoltura italiana è stata sicuramente una delle poche note positive emerse durante il periodo di recessione.
Nonostante la crisi produttiva abbia colpito vari comparti dell’economia nostrana, il settore agricolo è riuscito a mantenere su buoni livelli i fatturati e a vendere i propri prodotti sul mercato mondiale.
Del resto l’agricoltura e l’agroalimentare italiano sono sempre stati degli ambiti di eccellenza del nostro tessuto economico e continuano ad esserlo ancora oggi.
Una buona parte di merito per i risultati del comparto in questione va attribuita alle donne.
Come riportato da La Stampa, infatti, in Italia un’azienda agricola su tre è gestita da donne, per un totale di 532mila conduttrici.
Il nostro paese non è tra i leader europei in termini di diversity: le donne faticano a ritagliarsi un posto importante all’interno delle pubbliche amministrazioni e delle grandi imprese.
I ruoli apicali, infatti, sono per lo più ricoperti dagli uomini e anche gli stipendi sono comparativamente superiori per la componente maschile. I numeri appena riportati, dunque, rappresentano un’importante eccezione per il nostro paese.
L’agricoltura è considerato un settore tradizionale, all’interno del quale le donne hanno sempre fornito un contributo rilevante, sia per la coltivazione dei prodotti che per quanto riguarda la loro trasformazione.
Lo dimostrano anche i dati sul numero totale di impiegati femminili nel settore agricolo, soprattutto se paragonato a quello degli altri stati. Secondo le elaborazioni di Eurostat, in Italia sono 1,3 milioni le donne che lavorano per aziende agricole contro i 660.000 fatti registrare dalla Spagna.
La componente femminile, però, non svolge un ruolo importante solo dal punto di vista quantitativo, ma anche e soprattutto da quello qualitativo. Il valore di produzione fatto registrare dalle imprese condotte da donne risulta essere quasi il doppio rispetto alle aziende a conduzione maschile.
Se analizziamo, infine, nel dettaglio il tipo di imprese condotte e le caratteristiche anagrafiche delle conduttrici, notiamo come la maggior parte di esse siano di carattere agrituristico (28,9%), mentre l’età prevalente delle donne a a capo delle suddette aziende sia compresa tra i 60 ed i 74 anni, con una bassa percentuale di laureate (6%) e di conduttrici di cittadinanza straniera (0,33%).
L’agricoltura, dunque, volge lo sguardo alle donne, nella speranza che anche altri settori possano adottare tale modello d’impresa rivelatosi pienamente efficiente.

