• Innovazione ed agroalimentare sono due mondi sempre più legati tra di loro.
    Sono tante le startup, anche in Italia, che hanno deciso di applicare le nuove tecnologie all’agricoltura. Un processo reso ancora più facile dall’innata passione dei giovani verso la tecnologia e la crescita di interesse delle nuove generazioni verso il mondo rurale.

    L’attenzione delle startup italiane, però, è rivolta principalmente all’ultima fase del processo produttivo, quella dell’accesso al consumatore.
    Gli acquirenti possono disporre di un’infinita di applicazioni e altri strumenti innovativi per acquistare i prodotti e consumarli in maniera più sicura.
    food techC’è, invece, un minore interesse ad investire nei processi produttivi. Recentemente, in questa sede, abbiamo affrontato la questione dei big data ed agricoltura.
    L’applicazione di informazioni, ricavate da strumenti di alta tecnologia (droni, sensori), al mondo dell’agricoltura è pressoché inesistente in Italia, ma in costante crescita negli Stati Uniti, dove i metodi di indagine analitica sono la frontiera emergente.
    Da questo punto di vista, il nostro paese mostra un deficit culturale, oltre ad un’importante carenza di risorse, che gli impedisce di investire in tecnologie di questo tipo.
    Ma i big data sono solo una delle tante opportunità fornite dal food-tech. C’è la possibilità, infatti, di applicare software, hardware o sensori al processo produttivo, rendendolo più efficiente e rendendo i prodotti stessi più sicuri e salutari.
    Un processo di questo tipo diventerà col passare del tempo irrinunciabile per le aziende agricole, chiamate a rapportarsi con consumatori sempre più esigenti e bramosi di prodotti di alta qualità.
    Come evidenziato dall’indagine Nielsen, il consumatore è disposto anche a pagare di più, pur di avere un prodotto sostenibile e salutare.
    Investire, ad esempio, in sensori in grado di prevenire le piogge torrenziali o il caldo torrido rischia di essere un’esigenza impellente e non solo una scelta di tipo innovativo.
    La tendenza, dunque, vede il food-tech abbracciare l’intera filiera, non solo la fase conclusiva, e migliorare così la qualità del prodotto finale.