• La riforma del credito cooperativo non può più attendere. Dopo mesi di discussione sulla modifica statutaria delle popolari, che avrebbe dovuto coinvolgere anche le Bcc, il Governo ha fatto un passo indietro e ha lasciato alle banche locali il potere di auto-riformarsi.
    Il sistema delle Bcc presenta alcune lacune che vanno colmate soprattutto dal punto di visto del controllo dell’attività e del capitale finanziario.
    Per questo motivo Federcasse sta studiando una riforma che possa contemplare un sistema misto, prendendo spunto dai modello operativo francese e tedesco,

    iccreaSecondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, la proposta dovrebbe essere pronta per fine marzo, quando verrà discussa insieme all’Autorità di Vigilanza.
    Il primo aspetto da modificare riguarda quello del controllo delle 379 Bcc. E qui abbiamo con ogni probabilità la novità più interessante.
    Sarà, infatti, una stessa banca cooperativa ad avere tali prerogative di controllo e prevenzione: Iccrea.
    Il Gruppo Bancario Iccrea è di proprietà delle altre banche locali e fornisce loro prodotti e servizi, soprattutto di carattere finanziario.
    Con la riforma del credito cooperativo, diventerà a tutti gli effetti un organismo di controllo, il che implicherà alcune modifiche del codice civile e dello statuto di Iccrea stessa e degli altri istituti di credito cooperativo.

    Ma c’è di più. Iccrea non si limiterà ad esercitare funzioni di sorveglianza e ad offrire servizi finanziari alle Bcc.
    Queste ultime, infatti, potranno rivolgersi alla capogruppo anche per richieste di capitale.
    Le risorse verranno inevitabilmente ricercate sul mercato estero. Ecco perché una delle ipotesi più probabili è la cessione di una quota di minoranza (30-40%) di Iccrea ad investitori esteri, facenti parte del credito cooperativo europeo.
    Si parla già delle Bcc tedesche o di quelle olandesi e finlandesi.
    Un impianto di questo tipo renderebbe sicuramente più solido il sistema e meno soggetto ad investimenti di carattere speculativo. Una maggiore integrazione tra gli istituti bancari cooperativi europei è auspicabile e darebbe maggiore certezze alle Bcc italiane dal punto di vista finanziario.
    In generale il mondo del credito italiano ha bisogno di una riforma di carattere organico. Sia la Commissione europea che l’Ocse hanno invitato l’Italia ad operare un’effettiva ristrutturazione del settore, consentendo ad imprese e famiglie di avere un accesso al credito più agevolato.
    Sono tante le ipotesi al vaglio del ministro Padoan, tra cui il tanto discusso Bad Bank di Stato. La sensazione è che a fine Marzo potremo avere un quadro più chiaro della situazione, quando arriveranno anche delle direttive precise da Bruxelles.