Una ripresa che tarda ad arrivare. È questo quanto emerge dal Quarto Rapporto Congiunturale sulle Imprese Cooperative.
Si tratta di uno studio realizzato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane, in collaborazione con l’Ufficio Studi AGCI, l’Area Studi Confcooperative ed il Centro Studi Legacoop.
L’analisi prende in considerazione 527 cooperative italiane, cercando di valutare i risultati dell’ultimo quadrimestre del 2014 ed effettuando previsioni per il 2015.
Le elaborazioni prodotte non sono di certo incoraggianti. Il quadro presentato è di sostanziale stazionarietà nel confronto con i precedenti periodi di riferimento. E le prospettive future sono per le medesime.
Ma vediamo nel dettaglio i dati emersi da questo studio.
In relazione all’anno 2014, la maggior parte delle imprese sociali (il 61,7%) valutata stazionario o comunque normale il livello di domanda interna ed esterna.
Nell’ultimo quadrimestre c’è stata un leggera ripresa della quantità degli ordini ricevuti, ma in linee generali le cooperative valutano come sproporzionato il rapporto tra domanda e offerta.
Le coop italiane, dunque, risentono di un livello di consumi ancora troppo basso, segno che la crisi colpisce in maniera molto forte soprattutto le famiglie italiane.
Per quanto riguarda, invece, i prezzi, questi ultimi subiscono il peso del processo deflattivo. Sono poche le imprese sociali che sono riuscite ad aumentare i prezzi (5,9%), la stragrande maggioranza (80,6%) li ha mantenuti invariati. Ci sono, invece, lievi segnali di ripresa in relaziona al fatturato. Il 26,9% delle coop segnala un aumento dei ricavi rispetto al quadrimestre precedente, merito di una variazione positiva dei volumi di vendita, mentre quasi il 50% ha visto invariato il proprio fatturato.
I dati appena descritti confermano quanto sottolineato anche dalle indagini dell’Istat. La produzione industriale italiana appare in crescita. Ci sono, però, delle notevoli difficoltà dovute ad una contrazione della domanda interna.
Bisognerà attuare delle misure più efficaci per stimolare i consumi e far crescere così il fabbisogno di beni.
Le imprese sociali lamentano, inoltre, delle grosse criticità riguardo alla liquidità disponibile e ai pagamenti dovuti da parte della Pubblica Amministrazione. Le PA estinguono i loro debiti verso le coop con ritardi sempre maggiori.
Ne risente di converso la liquidità disponibile per la maggior parte delle cooperative.
Stazionario, infine, anche il quadro dell’occupazione. Il 67,7% delle coop dichiara di essere riuscita a mantenere stabili i livelli occupazionali; è maggiore, però, la quota di cooperatori che segnala una perdita di posti di lavoro (18,5%) rispetto a quelli che manifestano un aumento del tasso di occupazione (13,7%).
In generale, per far fronte al periodo di recessione, sono cresciuti i processi aggregativi fra più cooperative.
Troviamo dunque imprese sociali di maggiori dimensioni rispetto al passato. In questo modo si spiegano anche i risultati migliori in termini di fatturato per le grandi cooperative nel confronto con le Pmi.
Le previsioni future degli intervistati rivelano una situazione di sostanziale stazionarietà in relazione ai livelli della domanda, a quelli occupazionali e alle dinamiche dei prezzi. Si prevede, invece, un lieve aumento degli investimenti sia per le Pmi che per le grandi imprese sociali, con un ulteriore rafforzamento delle aggregazioni.
La crescita dimensionale viene valutata, infatti, come l’unico strumento adeguato per sopravvivere alla crisi attuale.

