Le storie di responsabilità sociale delle cooperative sono sempre più frequenti.
In un contesto economico di crisi per le piccole e medie aziende, le forme di collaborazione e di solidarietà sono quanto mai indispensabili.
Più volte in questa sede abbiamo riportato esempi di workers buyout, ovvero di cooperative, nate dalle ceneri di imprese fallite grazie all’impulso di lavoratori che
decidono di investire risorse proprie per mantenere in vita l’azienda e con essa numerosi posti di lavoro.
Il caso della cooperativa Ambra è diversa per contenuto, ma non per spirito alla base dell’iniziativa. Non si tratta, infatti, di una workers buyout, ma di una eguale scelta di solidarietà e partecipazione da parte dei soci.
Sono 497 gli associati alla coop emiliana che opera nel campo dei servizi residenziali e non per bambini, anziani e persone affette da problemi di natura mentale; fattura 25 milioni di euro e dà lavoro a 763 persone di cui 497 soci.
La crisi del settore ha rischiato di ridimensionare l’attività della coop con conseguente perdita di numerosi posti di lavoro. I soci hanno così deciso di ridurre i propri compensi, rinunciando a quote di stipendi, tredicesima e a giorni di malattia.
La stessa Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop, ha deciso di investire delle risorse per aiutare l’azienda ad uscire dal momento di difficoltà.
È stato così possibile intraprendere un percorso di ricapitalizzazione e di riorganizzazione aziendale all’insegna dello spirito cooperativistico, che ha consentito ad Ambra, tra le altre cose, di incorporare due piccole cooperative e di rientrare sul mercato con successo.

