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    In questi giorni si stanno facendo strada diverse ipotesi sugli effetti della Brexit sull’economia italiana. 

    La preoccupazione principale riguarda l’export dal momento che la Gran Bretagna è uno dei mercati principali per i nostri prodotti, specie quelli agroalimentari.
    gardini confcooperativeLe cooperative agricole da questo punto di vista, come gran parte delle PMI, sono quelle che rischiano di essere penalizzate maggiormente. Il Regno Unito, infatti, rappresenta il secondo mercato europeo, dietro alla Germania, per i prodotti dell’agroalimentare cooperativo, su tutti l’ortofrutta fresca e trasformata, vino e latte e derivati.
    Secondo le stime di Confcooperative, la Brexit potrebbe causare alle coop una perdita del valore delle esportazioni di 600 milioni di euro. Oggi, in un’intervista al Corriere Economia, il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha confermato queste previsioni invitando, però, imprese e cittadini a non andare nel panico: “Non è il caso di alimentare il panico, ne abbiamo già visto tanto in giro e continuerà ancora sui mercati. Di certo possiamo dire che la Brexit ci consegna due istantanee: il disagio dei cittadini da un lato e le incognite per le imprese dall’altro”.

    La preoccupazione principale di Gardini e di tutto il mondo delle cooperative riguarda la probabile svalutazione della sterlina. Le coop, come dichiarato dalla stesso presidente della centrale di rappresentanza, che hanno firmato accordi commerciali con la sterlina forte rischiano di perdere almeno il 20% in termini di valore delle esportazioni perché saranno costretti a fornire gli stessi volumi contrattualizzati ma con una situazione monetaria totalmente diversa. Non andrà meglio a chi stipulerà nuovi accordi commerciali. Secondo Gardini, infatti, “potrebbero avere una contrazione dell’export, avere quindi problemi di volumi, perché con una sterlina meno forte gli inglesi potrebbero consumare meno prodotto Made in Ue e rallentare le nostre esportazioni“.