• renzi bruxelles

    Una mattina di primavera a Bruxelles si trasforma in un inferno. Un doppio attacco terroristico ha colpito due dei luoghi più frequentati della “capitale europea”: l’aeroporto internazionale e la fermata della metro di Maelbeek, a due passi dalle istituzioni europee.

    Più di 30 i morti, centinaia i feriti. Le notizie si susseguono tra smentite e conferme in quel turbinio confuso di immagini e suoni, che solo il terrore riesce a provocare.
    Momenti di orrore, panico e sgomento. Sensazioni provate e riprovate decine di volte negli ultimi anni, sussulti ai quali non ti abitui mai e che speri di dimenticare in fretta.

    Bruxelles, Ankara, Parigi, Tunisi, New York, Ghuta, Gaza sono i nomi del torpore nel quale stiamo affogando e dal quale è doveroso destarci.
    Nelle ore successive all’attentato di Bruxelles abbiamo assistito, come sempre, alle reazioni più disparate.
    salvini bruxellesLa rabbia è il primo sentimento che viene fuori di fronte ad atti di questo tipo. È il caso di Matteo Salvini, leader della Lega, presente a Bruxelles proprio nelle ore dell’attentato.
    Salvini, come spesso accade, ha avuto parole dure nei confronti del Governo italiano ed europeo, colpevole, a suo avviso, di attuare strategie inefficaci nella lotta al terrorismo. Con una serie di tweet e post sulla sua pagina Facebook, il leader leghista ha invitato l’Italia ad una reazione forte contro il terrorismo di stampo islamico e contro i flussi migratori, bersaglio frequente della sua propaganda politica.

    C’è chi, invece, ha lasciato il posto alla commozione, come avvenuto per Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Ue, che nel commentare i fatti di Bruxelles non è riuscita a trattenere le lacrime, lei che è solita operare nella capitale belga.
    Di diverso contenuto le dichiarazioni del premier Matteo Renzi dopo aver presieduto il Comitato nazionale di sicurezza: “Il nemico non è soltanto fuori da noi – dice Renzi – si renzi bruxellesnascone nelle città e nelle periferie europee. Occorre, dunque, un progetto di sicurezza e anche un progetto culturale per difendere le vite dei nostri connazionali europei. 
    L’Europa può e deve fare di più. Questo non è il momento delle reazioni impulsive, la rabbia deve guidarci per portare avanti un progetto concreto, ma ci vorranno mesi e forse anni. 
    Chi promette, oggi, soluzioni miracolistiche non si rende conto di quanto sarà lunga e complessa questa battaglia. Non è dunque il tempo degli sciacalli, ma neanche quello delle colombe. 
    È arrivato il momento di costruire un sistema di sicurezza unitario, i servizi segreti europei devono lavorare insieme. 
    Mettiamo a disposizione risorse non solo per la sicurezza, ma anche per riqualificare le periferie. La sicurezza si costruisce non solo con l’esercito ma anche con il sociale”. 

    Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Repubblica francese Francois Hollande. Il capo dello Stato ha posto l’accento sulla necessità di un intervento comune da parte dell’Unione Europea, una strategia di sicurezza organica che prevede una maggiore collaborazione tra i paesi membri: “Siamo difronte ad una minaccia globale che esige risposte globali. La guerra al terrorismo deve essere combattuta su scala mondiale, soprattutto a livello di intelligence. Oggi stesso il governo francese ha disposto un rafforzamento delle misure di sicurezza, ma questa guerra deve essere gestita con lucidità e freddezza perché sarà una guerra lunga”.

    Direttamente da Cuba è intervenuto anche Barack Obama: “Faremo tutto ciò che sarà necessario per aiutare i nostri amici belgi, individuando i responsabili. 
    schulzQuesto serve a ricordarci che il mondo deve restare unito, dobbiamo stare insieme a prescindere dalla nazionalità, dall’etnia o dalla religione nella battaglia contro il terrorismo. Sconfiggeremo queste minacce alla popolazione mondiale“.
    L’attacco alla stazione metro di Maalbeek si è svolto a poche centinaia di metri dalle istituzioni europee. Un atto che ha sconvolto naturalmente molti parlamentari europei e diversi funzionari che lavorano alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio.
    Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha voluto esprimere a nome dell’Ue il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime: “Questi atti provocano in me rabbia e tristezza allo stesso tempo […] Bruxelles, come le altre città colpite da attacchi terroristici, si rialzerà più forte di prima“.