Un incontro per fare un bilancio sul passato e valutare le prospettive future. Questa mattina, a Roma, si è svolta la riunione tra il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ed i rappresentanti delle dieci cooperative sociali che per dieci anni hanno gestito la cucina delle carceri insieme ai detenuti.
Si tratta di vere e proprie start up, nate con l’obiettivo di reinserire i carcerati nella società, fornendo loro abilità professionali.
Il mandato, però, è scaduto. La Cassa delle Ammande pare non essere più intenzionata a finanziare l’attività, ponendo fine in questo modo all’iniziativa.
Questa mattina le dieci cooperative hanno sondato la possibilità di rinnovare l’accordo con il Ministero della Giustizia, portando come voce in proprio favore l’apprezzamento dei direttori delle carceri. Come riporta l’Avvenire, però, il parere è stato negativo. I singoli istituti carcerari tenteranno di negoziare singolarmente accordi con le cooperative, ma il Ministero della Giustizia non finanzierà più l’iniziativa, in quanto dichiara come conclusa la fase di start up.
Motivazioni di carattere economico, burocratico, ma probabilmente anche di carattere politico. Il recente scandalo Mafia Capitale, che ha visto coinvolte il mondo delle cooperative di tipo B, può avere inciso nella scelta del mancato rinnovo del progetto. Rimane un’opportunità persa per tutti gli attori coinvolti.
In primis il Governo, che decide di rinunciare ad un’iniziativa innovativa e lodevole per ragioni di carattere economico; perdono molto anche le cooperative, capaci di creare un circuito di collaborazione con le carceri ed il mondo dell’imprenditoria davvero notevole. Ma più di ogni altra cosa è un brutto colpo per i detenuti e le carceri.
Le realtà carcerarie vivono da anni sotto gli standard europei. L’opportunità offerta dalle cooperative rappresentava un’occasione di rinascita per i detenuti. Lo dimostrano i dati sui tassi di “ricaduta”. Solo il 2%, infatti, dei carcerati, che hanno svolto un’attività professionale durante il loro periodo di detenzione, sono tornati a commettere un reato.
Bisognerebbe, dunque, interrogarsi su quali siano le priorità delle istituzioni, perchè una vera cooperazione tra di esse e la società civile è quanto mai impellente.

