Categoria: Self Help


  • Test autovalutazione venditoreL’esercizio che propongo quest’oggi è piuttosto semplice. Tuttavia richiede un po’ di attenzione e concentrazione poiché consente di verificare se, rispetto ad alcune competenze, siamo abbastanza padroni delle stesse e, soprattutto, se riconosciamo quali rientrino nella sfera delle caratteristiche della persona da quelle che in modo più diretto caratterizzano una fase della vendita.

    Occorre munirsi di carta e penna, ciò che è scritto rimane sempre come memoria e come tempo di verifica, e tracciare sei colonne.

    La prima indica alcune competenze: empatia, accoglienza, assistenza, affidabilità, elasticità e intelligenza comportamentale, attenzione ai dettagli, professionalità, disponibilità personale, discrezione, organizzazione ed efficienza nell’erogazione del servizio.

    Nella seconda colonna date un contenuto alle competenze descritte. Di cosa si tratta? Cosa richiedono concretamente?

    Terza colonna: annotate accanto ad ogni competenza se la stessa rientra nelle vostre qualità come persona o come venditore. Conclusa questa fase, se esaminate bene il foglio appena compilato, non vi sfuggirà di osservazione di qualche sorpresa.

    Nella quarta, quinta e sesta colonna, rispettivamente denominate scarsa, sufficiente, ottima, attribuitevi un valore, basta una semplice “x”. E il gioco è fatto!

    Visualizzate bene il foglio appena compilato: ed ecco una prima mappa delle competenze, dei vostri punti di forza, come delle vostre aree deboli. Da qui, attraverso il Piano d’Azione Individuale, inizia un novo gioco: quello della crescita e dello sviluppo.

    Se poi vi piace confrontarvi con colleghi o altre persone da voi ritenute esperte, ad esercizio concluso, provate a chiedere al vostro interlocutore dove vi collocherebbe per ciascuna competenza. Si sa: quattro occhi vedono meglio di due!



  • La confusione è nota, dettata, soprattutto, dall’attribuire lo stesso significato a due parole apparentemente uguali ma che, nella loro attuazione, prendono strade “diverse” pur mantenendo un comune legame.

    In un buon progetto di vita, utile ad un divenire intenzionale, coerente alla propria scala di valori, presuppone l’imparare a riconoscere e riappropriarsi del proprio mondo di bisogni e desideri. È un passaggio fondamentale per accrescere la propria autostima, relazionarsi bene con gli altri, avere consapevolezza di sé.

     

    La piramide bisogni di MaslowIl bisogno nasce da un’esigenza irrinunciabile della persona, necessario alla sua salute e al proprio benessere: fa riferimento ad una sensazione di privazione accompagnata alla conoscenza di mezzi atti a soddisfarla o a ridurne lo stato di insofferenza o di dolore che la stessa produce. Maslow ha ben descritto, nota la sua “piramide”, quelli irrinunciabili utili alla realizzazione di sé evidenziando per ciascuna categoria di bisogni anche le motivazioni che spingono verso quell’agire.

     

    Il desiderio è più un sentimento che spinge la persona a soddisfare un bisogno di natura fisica o spirituale, pertanto anche di fantasia, tendente a modificare la condizione che lo provoca e ad ottenerne il soddisfacimento. Anch’esso è accompagnato da una sensazione di privazione tale da soddisfare lo stato di benessere fisico o spirituale ma ciò si rende possibile solo attraverso la mediazione del desiderio o dell’agire di un altro soggetto. Manca, cioè, l’individuazione di un agire diretto o di un “oggetto” ben individuabile, utile a soddisfare quello stato di mancanza di benessere.

    Un esempio ci può aiutare.

    Se a livello di un bisogno primario, come mangiare, è possibile soddisfare immediatamente lo stesso ricercando un qualsiasi cibo utile a soddisfare la nostra fame, il desiderio di un buon pranzo, nel caso in cui si è incapaci di cucinare o di disporre di tanti alimenti, necessità dell’azione di un altro soggetto che potrà (libero anche di non farlo) agire nella direzione del nostro bisogno (espresso come desiderio).

    I desideri di un bambinoSullo stesso piano, gli esempi possono continuare nel campo del lavoro, o degli affetti, come in quello delle amicizie, e così via.

    Per aiutarci nel distinguo tra bisogni e desideri occorre allora fare innanzitutto chiarezza dentro noi stessi chiedendosi cosa alimenta la nostra insofferenza o quel senso di mancanza: la spinta all’immediato soddisfacimento e al bene utile a tale azione individua un bisogno; la tensione alla soddisfazione, senza la presenza di elementi diretti, ci dice che siamo davanti ad un desiderio.

    Del resto anche le similitudini ci aiutano ad afferrare la distinzione. Alla parola bisogno si accompagnano quelle di necessità, occorrenza, urgenza, miseria, obbligo, opportunità; a desiderio quelle di sogno, ambizione, aspirazione, voglia.

    Se vi va di esercitarvi, provate a discernere sin da ora i vostri bisogni dai vostri desideri.

    Per i primi individuate i beni e le vie dirette per soddisfarli; per i secondi sarà necessario imparare a chiedere aiuto.



  • Risorse Umane - La lettera di autocandidaturaÈ stile ricorrente quello di inviare curriculum vitae a casaccio. Presi dalla foga della ricerca di un’occupazione, di propria iniziativa si scrive a più aziende, bussando alla porta del selezionatore delle risorse umane, nella speranza che quella porta si apra. Almeno per un possibile colloquio. Il più delle volte non si ottiene nemmeno una risposta!

    La lettera di autocandidatura, o di marketing, è strumento che accompagna il curriculum vitae finalizzato ad una breve, ma efficace, presentazione personale con l’obiettivo ultimo di far ricadere l’attenzione del responsabile delle risorse umane sul possibile apporto professionale che si intende offrire all’azienda cui ci si rivolge.

    A tal fine deve distinguersi dalla massa delle tante lettere di presentazione al curriculum vitae, centrando l’attenzione sull’azienda, il suo mercato di riferimento, il ruolo per il quale ci si candida, evitando “sviolinate” e astenendosi da ogni forma di servilismo.

    In buona sostanza, non è una vera e propria richiesta di assunzione quanto, piuttosto, il riuscire a far porre l’attenzione sulle proprie professionalità al fine di suscitare nel selezionatore la curiosità utile a fissare un colloquio. Per questa ragione, il curriculum vitae che segue è redatto in forma più essenziale rimarcando in esso le competenze apprese e, possibilmente, anche quelle sperimentate nel corso di esperienze lavorative precedenti.

    Da queste considerazioni, appare evidente che ogni lettera di marketing va personalizzata in funzione dell’azienda alla quale ci si rivolge; non può, pertanto, essere copia conforme, uguale per ogni situazione: perderebbe in validità ed efficacia configurandosi al pari di tante comunicazioni e richieste di assunzione che quotidianamente ogni azienda riceve.

    Anche in questo caso, si tratta di fare un bilancio delle competenze di cui si è in possesso al fine di individuare quelle che nel caso specifico meglio si prestano al ruolo per il quale ci si autocandida.

    Nessuno può colpire un bersaglio che non vede!”.



  • Esercizi per migliorare l'autostimaDopo esserci introdotti nel tema dell’Autostima e averne individuato gli aspetti fondanti (Autostima: una base sicura sulla quale crescere), ti propongo quest’oggi un esercizio strettamente personale sul quale iniziare a lavorare in funzione di una prima “valutazione” della stessa e l’individuazione di aree di miglioramento.

    Avere consapevolezza della propria autostima costituisce un primo passo per alimentarla, accrescerla, svilupparla.

    Partiamo con l’affermare che alla base dell’autostima ci sono quattro componenti fondamentali: sono tra loro trasversali e, pertanto, l’una ha ricadute sull’altra. Non è possibile accrescerne una senza influenzare le restanti così, d’altra parte, non è possibile orientarsi a lavorare esclusivamente su una tralasciando le altre.

    Eccole: consapevolezza di sé, responsabilità personale, valutazione positiva di sé, accettazione di sé. Scopriamole più da vicino e, carta e penna alla mano, dedica un foglio per ciascun aspetto scrivendo in modo quasi immediato le prime cose, le più concrete possibili, che ogni componente in esame pone alla tua attenzione.

    La consapevolezza di sé è l’essere consapevoli dei propri pregi e limiti, di quelli che comunemente chiamiamo punti di forza o di debolezza. Descrivili e verifica quanto gli stessi diventano “virtù”, azioni concrete, in ogni ambito: famiglia, lavoro, gruppi di amici, … . Ricadono nella consapevolezza di sé, altresì, la cognizione che hai dei tuoi desideri (cosa diversa dai bisogni), sentimenti, bisogni, obiettivi che intendi raggiungere, dei successi o degli insuccessi ottenuti, del tuo modo di agire nel mondo.

    Seconda componente: la responsabilità personale. Quante le responsabilità che sai assumerti? Le hai tutte presenti in funzione delle scelte e delle azioni che fai senza attribuire agli altri la colpa di errori o insuccessi, ma allo stesso tempo senza essere eccessivamente severo con te stesso nel giudicarti?

    La valutazione positiva di sé è quella che ti consente di accrescere la tua autostima assumendo un atteggiamento fiducioso e costruttivo verso te stesso, in ciò che sei e vorrai essere, nonché verso le esperienze verso cui vai incontro. Riesci sempre in questo esercizio? Cosa ti impedisce di farlo? Hai memoria di qualche esperienza del passato nel quale ti sei sentito giudicato come persona piuttosto che nell’azione compiuta?

    Infine, una buona autostima presuppone l’accettazione di sé, cosa diversa dalla consapevolezza, rispettosi della propria persona anche quando non si valutano positivamente le proprie sensazioni, decisioni, azioni. Cosa non ti piace di te? Cosa fai per migliorarti in quell’aspetto? E, al contrario, cosa ti piace di te? Cosa fai per migliorarti in quell’aspetto?

    Per ciascun componente dell’autostima esaminato, passa ora a definire un obiettivo, concreto, misurabile, mi raccomando, le buone intenzioni sono altra cosa. Fissa quali azioni farai per raggiungerlo, in quanto tempo, in quale/i ambito/i. Verifica infine, trascorso quel tempo, cosa è accaduto di nuovo. E riparti.

    Buon divertimento!



  • Imparare a gestire il tempoAbbiamo imparato a farci i conti da quando, più o meno consapevolmente, abbiamo preso coscienza del suo inesorabile trascorrere, coinvolti come siamo in mille faccende, mille cose da sbrigare, tante persone da incontrare. E per ogni faccenda, cosa, persona, un tempo da dedicare con attenzione, da investire, da restituire, senza farne andare perso nemmeno un minuto.

    Il tempo è quello che non basta mai. Mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi, trascorrono via velocemente, che sembra appena ieri quel tempo fissato per un obiettivo, un nuovo appuntamento, un impegno assunto con noi stessi o con altre persone.

    Eppure, la risorsa tempo è quanto di più paritario il Padre Eterno abbia distribuito agli uomini. Tutti ne disponiamo in eguale misura e per tutti assume sempre le stesse caratteristiche: è limitato, si esaurisce nello stesso momento in cui nasce; è immodificabile, è sempre uguale a se stesso nel passato come nel presente e nel futuro; è indispensabile, c’è un tempo per ogni faccenda; è irrecuperabile, una volta trascorso non lo si può riguadagnare; non è immagazzinabile, non lo si può accantonare ma solo pianificarne l’uso; è regolare, si ripete sempre con le stesse modalità a cadenza fissa.

    Infine, e volutamente ho lasciato questa caratteristica per ultima, il tempo è incontrollabile: è costante e non può essere amministrato. Quel che possiamo fare, e qui probabilmente abbiamo tutti bisogno di imparare, è controllare e amministrare noi stessi nel tempo e nello spazio.

    Più facile a dirsi che a farsi! L’esperienza mi insegna che per quanta attenzione poniamo nel pianificare impegni e scadenze, diventa sempre più difficile arrivare agli stessi puntuali. Eppure, e fa parte del nostro benessere, è fondamentale imparare a gestire il tempo disponibile.

    Tanto per iniziare, certi che su questo argomento ci ritorneremo ancora e più di una volta, proviamo a fare una distinzione tra nostri impegni quotidiani: individuiamo e descriviamo per ciascuna occupazione giornaliera, tutte comprese, quelle che rispondono al principio dell’importanza da quelle urgenti.

    La curiosità mi spinge a chiedervi di mettermi a conoscenza del vostro elaborato e, vi giuro, dedicherò tempo per offrirvene una lettura!



  • curriculum vitae lettera accompagnamentoLetteralmente tradotto come corso della vita e degli studi, il curriculum vitae et studiorum, è la descrizione (veritiera) della situazione personale, scolastica e lavorativa, generalmente istruito al fine di una candidatura occupazionale. È il biglietto da visita per ottenere una convocazione utile a sostenere un colloquio di lavoro.

    Ditemi chi non si è esercitato con tale strumento. Ditemi anche chi, piuttosto, lo abbia utilizzato come strumento di selfmarketing: vale a dire come azione finalizzata a collocarsi, anche in tempo di occupazione, sul mercato del lavoro.

    È questa la riflessione sulla quale mi soffermo, rinviando ad altro intervento qualche nota esplicativa sulla redazione dello stesso.

    Al pari di un biglietto da visita, il curriculum vitae ci accompagna sempre durante tutto il corso della nostra attività lavorativa: è nella nostra tasca, a portata di mano, per esibirlo in tutte le occasioni nelle quali vogliamo che il nostro interlocutore, meglio se trattasi di un responsabile delle risorse umane, venga messo a conoscenza delle nostre qualità personali, degli studi svolti, delle professionalità acquisite, delle esperienze significative vissute.

    Comprenderete pertanto la risposta a chi mi chiede quando redigerlo: “subito!” o, meglio, “ieri!”. Sulla base del percorso scolastico compiuto, appena in possesso di una licenza liceale o di un diploma, o nel momento stesso in cui si sceglie di collocarsi sul mercato, il curriculum vitae deve esser lì, con noi, pronto a giocare la sua azione di selfmarketing.

    Altrettanto dicasi per coloro che un’occupazione già ce l’hanno. Per questi ultimi il curriculum vitae è strumento da aggiornare con l’attività e il ruolo svolto, specificandone mansioni, competenze esplicate, risultati raggiunti. Rafforza così l’azione di selfmarketing: perché accontentarsi di quel posto di lavoro se, mercato permettendo, è possibile ambire in aziende o, anche più semplicemente, a ruoli più prestigiosi?

    Come per la redazione di un bilancio delle competenze, un buon coach, o anche un selezionatore esperto, un counselor, può essere un riferimento importante: sia che redigiamo per la prima volta il curriculum vita, sia che lo aggiorniamo per puntare un po’ più in alto.



  • Autostima, una base sicuraÈ la sfida del momento alle prese, così come siamo, con avvenimenti che continuamente minano il nostro stato di salute mentale, le nostre emozioni, le nostre azioni. Ci mancava pure lo stato di crisi generalizzata che affligge, chi più chi meno, con eventi e situazioni difficilmente pianificabili e che, presi alla sprovvista, creano ulteriore stato di disagio e smarrimento.

    Sto parlando dell’autostima: di quella risorsa interiore alla quale ciascuno si aggrappa per affrontare la quotidianità.

    Ma cos’è e come accrescerla o svilupparla? In questo caso, più facile da dire che da fare.

    La sua costituzione e formazione arriva da lontano: sin dal tempo della nostra nascita e dal modo con il quale abbiamo sviluppato attaccamento e relazioni con le nostre figure parentali più vicine: genitori, nonni, fratelli in prima istanza e, successivamente, amici, insegnanti, fidanzate/fidanzati e, per ultimo, colleghi universitari o di lavoro, superiori.

    Persone tutte che hanno contribuito, chi più chi meno, più o meno consapevolmente, ma sempre “per il nostro bene” a sentirci fiduciosi delle nostre competenze, a prendere cura di noi stessi, ad essere protagonisti attivi del nostro divenire, attenti, però, anche agli altri, alle loro esigenze, al loro bisogno di autostima.

    Gli altri. Il rischio è che se abbiamo troppa o troppo poca stima di noi stessi c’è il rischio di prevaricare su chi ci circonda o, nel caso contrario, di soccombere passivamente in ogni relazione o situazione.

    Conoscere se stessi costituisce da subito un buon passo verso l’accrescimento della propria autostima. Serve per imparare a “stimarsi” e per ricercare aree e contesti di sviluppo dove potenziarla o, se è il caso, ridimensionarla. Avere chiari i propri limiti e le proprie capacità (la Rosa delle Competenze), ivi comprese quelle caratteriali, è il punto di partenza per ogni passo successivo, magari svolto alla luce di un Piano d’Azione Individuale.

    Così anche nelle relazioni con gli altri. C’è da imparare, in questo tempo di forte competizione, a comunicare con messaggi che aiutano a costruire autostima incoraggiando l’altro a far leva sulle proprie risorse, attuali e in divenire, favorendo lo sviluppo di un clima relazionale fondato sull’accoglienza, la fiducia, il rispetto. Ciò che comunemente è chiamata assertività.

    Non è mai troppo tardi per conoscersi e imparare a stimarsi. Idem per sollecitare gli altri a fare altrettanto. Ma occorre esercizio. Magari attraverso qualche buon corso motivazionale affiancato da esperti di comunicazione e tutor capaci di seguire i propri allievi nel tempo.

     



  • Lettera di presentazione allegata al c.v.La ricerca di personale si accompagna, il più delle volte, con la richiesta di un curriculum vitae. Ed è del tutto spontaneo attenersi rigidamente alla richiesta prodigandosi nell’invio di quanto richiesto.

    Sono poche le persone che al documento riepilogativo del nostro percorso di studi e della nostra storia professionale allegano una lettera di presentazione perdendo così l’occasione di prodigarsi, significativamente, in una buona azione di selfmarketing.

    La lettera accompagna il nostro curriculum vitae ed ha un obiettivo ben preciso: ottenere un colloquio. L’azienda richiedente, probabilmente, sarà sommersa di adesioni ed una opportuna presentazione consente al responsabile delle risorse umane di cogliere, tra tutti i curriculum, le ragioni per le quali scegliere proprio quel candidato.

    Per tali ragioni la lettera di presentazione risponde ad alcune caratteristiche precise.

    Poiché precede e inquadra il curriculum vitae non può essere sempre la stessa. Per ogni profilo richiesto, la lettera, così come accade per il curriculum, ha bisogno di un “taglio” specifico, adatto a quella circostanza.

    Trattandosi del primo foglio che il selezionatore legge deve destare, da subito, una buona impressione manifestando interesse per il settore in cui opera l’azienda e per il ruolo richiesto e presentare (non riepilogare) il curriculum allegato.

    L’evidenziazione, infine, delle proprie capacità e dei propri punti di debolezza, unitamente alla disponibilità offerta nella direzione della crescita dei primi e dello sviluppo dei secondi, consente al selezionatore di cogliere una sorta di intesa possibile: “siamo fatti per capirci e collaborare insieme”.

    Il tono meno formale rispetto al curriculum non consente, tuttavia, l’uso di luoghi comuni o di smancerie di vario tipo; la dimensione professionale e la coerenza rispetto ai nostri valori di fondo devono sempre fare da guida.

    “Vendersi” bene è un’azione di selfmarketing che fa la differenza tra tante risorse umane. La lettera di presentazione ne è uno strumento importante.



  • colloquio di lavoroGli americani dicono “You’ll never have a second chance to make a good first impression”, non hai una seconda opportunità per fare subito una buona prima impressione. Ed è proprio così.

    Nello spazio di quaranta minuti, minuto in più, minuto in meno, ci si gioca l’opportunità di “vendersi” e lasciarsi acquistare sul mercato del lavoro. Quaranta minuti durante i quali tutte le nostre capacità e azioni di selfmarketing trovano un’occasione, più rara che mai di questi tempi, per essere verificata sul campo con un solo possibile, ai nostri occhi, esito: essere assunti!

    Una “vittoria” con noi stessi che deve fare i conti con i nostri potenziali concorrenti e con il selezionatore ben disposto a lasciarci “vincere” a condizione di “convincerlo” delle nostre qualità personali e professionali. E non a caso uso il termine “convincere”: cum-vincere, vincere insieme. Il selezionatore ha tutto il desiderio di assumervi, di non perdere altro tempo dietro a numerosi colloqui, ma spetta a noi essere convincenti.

    Con la promessa di ritornare ancora sull’argomento, ecco allora alcuni suggerimenti utili ad affrontare un colloquio di selezione vincente.

    La prima buona impressione la si prepara nella fase in cui ci si presenta al selezionatore. Arrivare puntuali è segno di correttezza e rispetto per l’interlocutore così come per l’abbigliamento: sobrio, non eccentrico, capace di comunicare (nel linguaggio non verbale) noi stessi, quel che siamo. Da questo punto di vista le donne sono avvantaggiate.

    È fondamentale non presentarsi accompagnati da nessuno. Ricordo un colloquio in cui un tizio si presentò “scortato” dalla mamma che, puntualmente, interveniva nelle veci del figlio evidenziando, in quest’ultimo, scarsa autonomia, ansia, serie difficoltà nel proporsi.

    Durante il colloquio, cercate di essere il più descrittivi possibili: nel rispondere ad eventuali domande, non limitatevi ad un “sì” o un “no” ma raccontate di voi (ricordate sempre dei 40 minuti), evidenziando il vostro Piano d’Azione Individuale, descrivendone punti di forza e di debolezza, obiettivi sui quali state lavorando, risultati (in termini di cambiamento) raggiunti.

    Sappiate, anche, saper porre domande. In particolare per quel che concerne il vostro possibile ruolo in azienda/ufficio, le prospettive di carriera, i contesti nei quali agirete: sarà il modo per esaltare le vostre competenze o per comunicare eventuali limiti accompagnati da un chiaro piano strategico per affrontarli e superarli in breve tempo.

    Evitate parlare male di nessuno: che si tratti di persone o altre realtà aziendali, se vi viene richiesto, come documentato nel curriculum vitae, parlate delle esperienze precedenti in termini di risultati professionali maturati.

    A fine colloquio, non lasciatevi prendere dalla smania di sapere “com’è andato”. Se non vi viene espressamente comunicato, fissate un tempo entro il quale potete contattare il selezionatore per l’esito dello stesso. Ma, sempre con tatto e cortesia.

    Più in generale, per tutta la durata del colloquio, l’invito è quello di essere spontanei, mostrandosi per quello che realmente si è: ciò perché, non solo il selezionatore (se esperto) comprende se state bluffando quanto, piuttosto, alla resa dei conti, prima o poi, emerge ciò che realmente siete o sapete fare.

    Se esperti di comunicazione, una leva importante è l’empatia: mettetevi nei panni del vostro interlocutore per capirne emozioni, attese e bisogni e, con la stessa spontaneità di cui sopra, stabilite con lui (nella prima fase di qualunque relazione si chiama joining) una comunicazione efficace.

    E, in bocca al lupo!

     

     

     

     



  • Per promuovere la propria candidatura o per ottenere un colloquio finalizzato ad approfondire le competenze e la disponibilità a mettere in gioco le abilità professionali, il curriculum vitae è, probabilmente, l’unico ed il più efficace strumento di selfmarketing oggi a disposizione.

    compilare curriculum vitae guida consigliIn queste poche righe, allora, voglio offrirti una sorta di specchio al fine di aiutarti ad un confronto su quanto sto per descrivere e quanto, molto probabilmente, hai già preparato, magari anche da diverso tempo, nella speranza che possa tornarti utile per le tue prossime azioni di selfmarketing.

    Certamente lo hai redatto con il fine di proporti sul mercato del lavoro, raccontando chi sei, quali studi hai compiuto, quali specializzazioni hai acquisito, a cosa aspiri.

    A tale scopo, mi auguro, tu non abbia riempito più di tre fogli: il curriculum, infatti, deve più somigliare ad uno spot utile a colpire la fantasia del selezionatore che una sorta di biografia personale descritta in ogni dettaglio.

    È prassi redigerlo nel formato europeo: ti ricordo che non è un obbligo, anche se in questa struttura assume un tono più solenne. L’invito, in ogni caso, è che sia dinamico ed esprima in modo progettuale il percorso lavorativo che intendi intraprendere.

    Verifica se nelle poche pagine su cui è redatto, facili da leggere e da comprendere (senza l’uso di sigle, abbreviazioni, acronimi e quant’altro), sono ben riportati i tuoi dati personali, quelli che esprimono il tuo essere, i dati professionali, che esprimono il saper fare, e la capacità di coniugare il tuo essere persona con la mansione per la quale ti stai proponendo, il tuo saper essere. A tal fine, personalizzalo: hai più probabilità di catturare l’attenzione della persona deputata a leggerlo.

    Partendo da un bilancio delle tue competenze, curriculum vitae lettera accompagnamentoma consapevole anche dei tuoi limiti, verifica inoltre che quanto hai scritto sia credibile su un piano di realtà: è facile, per una persona esperta, e un selezionatore è tale, rendersi conto in fase di colloquio selettivo se i contenuti del curriculum vitae rispondono alla realtà o meno.

    Infine, ricorda di farlo precedere da una lettera di accompagnamento. Se non l’hai scritta mettiti subito all’opera: ti consentirà di presentare il curriculum specificando al meglio la scelta di compilare alcune voci piuttosto che altre, al fine di evidenziare che il documento che stai presentando non è copia conforme di tanti altri spediti ad altrettante aziende, ma è finalizzato a quella specifica attività alla quale ti stai rivolgendo.

    Un consiglio: per quanto possibile, almeno che non sia espressamente richiesto, evita di spedire il curriculum o inviarlo via mail. Il contatto personale è più efficace e costituisce l’opportunità per offrire da subito una buona impressione.

    E in bocca al lupo!



  • “I sogni son desideri, chiusi infondo al cuor,
    nel sonno ci sembran veri, e tutto ci parla d’amor.
    Se credi chissà che un giorno, non giunga la felicità
    non disperare nel presente, ma credi fermamente,
    e il sogno realtà diverrà”.

    Il sogno di Cenerentola è divenuto realtà. Ci ha creduto fortemente, lo ha desiderato con tutta se stessa, finché il principe azzurro non ha bussato alla porta della sua casa…

    sogni progetti personaliMagia? Fortuna? Destino? Di fatto, pur davanti alle lodevoli parole della canzone, la nostra cara protagonista ha fatto ben poco perché il sogno diventasse realtà! Ha messo di suo la caparbietà, il suo credere al sogno, la sua persona semplice, la bellezza, ma concretamente la sua avventura è accaduta un po’ per caso. Di suo ci ha messo ben poco!

    Ciascuno di noi, in modo più o meno consapevole, ogni giorno è impegnato a realizzare un sogno: da quelli più semplici e comuni, a quelli che richiedono maggiore impegno. Tuttavia, se di ogni fatto della vita vogliamo essere protagonisti, artefici di ciò che facciamo accadere occorre,  prima di realizzare qualcosa, progettare: proiettare e pianificare azioni capaci di trasformare il sogno in realtà.

    Proseguo sull’esempio di Cenerentola: il suo sogno poteva divenire realtà prima, con minori patimenti e lacrime! L’idea del gran ballo c’era (l’aveva avuta il principe azzurro e si trattava di un appuntamento imperdibile); a lei il compito di preparare il vestito, la carrozza, addestrare cavalli e cavalieri, imparare a danzare e giungere così a realizzare l’atteso incontro con l’uomo dei suoi sogni. In seguito, nel verificare ogni fase vissuta, si sarebbe resa conto delle cose fatte bene e di quelle in cui avrebbe potuto fare ancora meglio (si narra che i topini sarebbero voluti tornare tali e che invece siano rimasti per sempre cavalli!).

    Cenerentola ha perso una buona occasione affinché potesse essere indicata come colei che per prima ha saputo trasformare, intenzionalmente, il suo sogno in magnifica realtà!

    Rispetto a Cenerentola noi siamo un po’ più avveduti e crediamo poco alle favole. Proviamo a fare prima un piano del nostro lavoro e poi il lavoro del nostro piano, seguendo con attenzione ogni fase dello stesso. Fermiamoci di tanto in tanto a verificare il percorso fatto e prendiamoci la responsabilità di correggere il tiro o i tempi di realizzazione di quanto si rivela più impegnativo del previsto.

    E, a pensarci bene, non vi pare che nel momento stesso in cui siamo coinvolti in un’attività simile, stiamo imparando a fare cose nuove e, in buona sostanza, stiamo realizzando anche un progetto su noi stessi? Anche crescere, il sogno di cambiare, diventa un progetto sfidante. E in questo Cenerentola può esserci d’aiuto. Se pur qualche volta non tutto gira alla perfezione, ma crediamo fortemente nel nostro sogno e nella felicità che esso racchiude, diamoci dentro… “e il sogno realtà diverrà”.

    Qual è il tuo sogno e come lo stai progettando perché tu ne sia protagonista assoluto?



  • Sia che si parli di crescita o sviluppo delle proprie risorse, quando questi processi li facciamo accadere in modo intenzionale e consapevole, non bastano i buoni propositi: occorre necessariamente agire alla luce di un progetto.

    Progettare significa proprio “proiettare in avanti”: vale a dire immaginare nuovi scenari di se stessi, disponendosi al cambiamento.

    Piano d’Azione IndividualeIl Piano d’Azione Individuale è strumento che si presta a tutto ciò. Serve a pianificare le azioni che come persona ho scelto di intraprendere nell’ottica di migliorare (crescere) i miei punti deboli e di sviluppare i punti di forza. Questi ultimi, considerate risorse, hanno prevalenza in ogni progettazione poiché, non mi stancherò mai di dirlo, si costruisce sul positivo. Inoltre ogni progetto assume significato se, e solo se, è scritto; “verba volant”: se le parole facilmente si dimenticano, gli scritti rimangono per sempre.

    Definiamo, innanzitutto, le aree sulle quali mettersi in gioco, ne bastano due, tre al massimo, e descriviamo per ciascuna le buone pratiche che intendiamo adottare (si tratta sostanzialmente di definire nuovi obiettivi concreti, poiché quantificabili e misurabili). E, dato che facciamo i conti anche con i nostri limiti, per ciascuna azione descriviamo sia ciò che potrebbe impedirci di rispettare gli impegni assunti, sia le risorse sulle quali contiamo per affrontare e superare ogni eventuale difficoltà precedentemente individuata. Proviamo, in questa fase, a descrivere “come” e “cosa” faremo di diverso rispetto al passato.

    Infine, è necessario stabilire pochi ma indispensabili criteri di verifica utili a stabilire se si hanno raggiunto gli obiettivi fissati.

    Due note importanti: la prima, non dimenticate mai di considerare il fattore tempo distinguendo chrònos e kairòs e ciò che è prioritario (urgente per importanza); la seconda, condividete il vostro Piano affiancandovi a un coach di provata esperienza.