È stato presentato ieri, a Cosenza, il libro “Chi ha cancellato la questione meridionale?” scritto da Mariano D’Antonio ed edito da Rubbettino.
Il volume si chiede perché la questione meridionale sia sostanzialmente sparita dal dibattito pubblico e cerca di individuare la cause e le possibili soluzioni della persistente arretratezza del Mezzogiorno.
Nella sua indagine sul contesto economico e sociale del Meridione, D’Antonio riporta alcuni esempi virtuosi di aziende che hanno saputo leggere le problematiche e le opportunità offerte dal territorio meridionale sviluppando un modello imprenditoriale vincente.
Uno dei casi presentati nel volume è quello della cooperativa agricola Osas-Campoverde, che opera a Castrovillari (Cosenza).
La storia di successo della realtà calabrese nasce negli anni ’30 in seguito alla Bonifica integrale effettuata dal regime fascista, un provvedimento che interessò anche la Piana di Sibari e che venne sfruttato dal latifondo Toscano per trasformare la propria azienda da cerealicola estensiva ad orticola intensiva.
Per poter raggiungere livelli di produzioni in grado di generare economie di scala, era necessario, però, attuare un processo di aggregazione tra diversi produttori.
Così negli anni Sessanta viene costituita Osas (Ortofrutticola Spezzano Albanese Scalo), una cooperativa di produzione composta da 14 soci che all’epoca conferivano circa 1000 ettari di terra, adibiti alla produzione di pesche ed altri prodotti ortofrutticoli.
Da qui parte la parabola di successo di una coop che oggi è un punto di riferimento per l’agroalimentare meridionale con 25 milioni di euro di fatturato (dati 2014) e circa 400 soci.
A raccontare la storia della cooperativa è un Gaetano Nola visibilmente commosso. Quella della sua famiglia è una storia di visione e di cultura imprenditoriale, portata avanti negli anni anni da Giuseppe Nola, fratello di Gaetano e ora presidente della coop Osas-Campoverde e dal figlio Camillo Nola, presidente di Asso.la.c, altra impresa cooperativa del gruppo Nola operante, però, nel settore lattiero caseario.
Come spiega lo stesso Nola, la produzione di pesche e soprattutto pesche sciroppate rappresentava per gli anni Sessanta una forma di innovazione enorme che di fatto consentì all’impresa di crescere rapidamente. Per implementare questa coltura vennero chiamati a lavorare in Calabria dei potatori emiliani ed istituite delle scuole di potatura.
L’innovazione tecnologica e l’efficiente organizzazione aziendale sono sempre stati un punto di riferimento dell’attività di Osas-Campoverde e poi di Asso.la.c.
Oggi i due stabilimenti produttivi sono delle strutture all’avanguardia, in grado di seguire il prodotto in tutte le fasi di produzione e di rispettare elevati standard di qualità.
Gaetano Nola racconta alcune tappe fondamentali del processo di crescita dell’azienda, che ha dovuto intraprendere scelte strategiche difficili poi rivelatesi fondamentali per il futuro della cooperativa.
Una di queste è la causa intentata nei confronti di uno dei soci il quale, venendo meno agli accordi contrattuali che prevedevano un contratto di esclusivo conferimento alla cooperativa per la durata dell’intero ciclo di vita dell’impianto arboreo (10 anni), aveva deciso di vendere il prodotto per conto proprio arrecando danni economici importanti alla coop.
La decisione del Tribunale di Castrovillari, che ha dato ragione ad Osas, ha cambiato la storia dell’impresa vincolando i soci e convincendoli che stare insieme all’interno della forma cooperativa rappresentasse un guadagno indiscutibile per tutti.
All’interno del complesso quadro meridionale, la storia del gruppo Nola rappresenta, dunque, l’esempio di come la capacità imprenditoriale quando trova terreno fertile nelle scelte corrette delle istituzioni rappresentative e giudiziarie può portare a modelli aziendali virtuosi anche nel Mezzogiorno.

