Ieri abbiamo affrontato diverse tematiche relative alla Legge di Stabilità. Su tutte quelle inerenti l’Imu, il Tfr ed il Jobs Act. Oggi entriamo nel merito di una questione che interessa migliaia di fornitori di servizi in Italia ed in Europa. Stiamo parlando del Reverse Change.
Per chi non è esperto di contabilità, questo concetto risulterà ardito. Partiamo dall’obiettivo della nuova norma: evitare le frodi fiscali, molto frequenti soprattutto nelle operazioni commerciali intracomunitarie.
Molto spesso accadeva, infatti, che il cessionario detraesse un’imposta che il cedente in realtà non aveva mai pagato. Una frode difficile da accertare, complici anche le diverse legislazioni tra i vari paesi.
In questo modo molti fornitori sono riusciti a non versare l’Iva, sfruttando anche la compiacenza degli acquirenti.
Con il Reverse Change viene appunto “invertito” il meccanismo contabile. In determinati settori non sarà più il fornitore a dover pagare l’Imposta sul valore aggiunto, ma dovrà farlo direttamente il cessionario. Si evitano così procedimenti elusivi, senza però che l’Erario incassi meno risorse.
La cifra destinata alle casse pubbliche sarà, infatti, la medesima, ma verrà pagata direttamente dall’acquirente. Quest’ultimo dovrà emettere un’autofattura nella quale attesta l’acquisto del bene.
Vi è, dunque, una chiara inversione degli oneri fiscali dal cedente al cessionario.
La recente Legge di Stabilità amplia tale meccanismo ad altri tre ambiti. Uno di questi è il settore dei servizi relativi agli edifici, con particolare riferimento a quelli di pulizia, demolizione, installazione e completamento di impianti. La nuova normativa entrerà in vigore dal 1°gennaio 2015 ed interesserà solo ed esclusivamente quegli immobili definibili come edifici.
Altri due settori interessati dal Reverse Change saranno quello energetico, nello specifico il settore del trasferimento di quote di emissioni di gas a effetto serra, ed il commercio del cosiddetto pallet. In entrambi casi la norma si applicherà a partire dall’anno nuovo.Bisognerà attendere, invece, per l’inversione contabile nel settore della grande distribuzione. In quest’ultimo ambito, infatti, è atteso il via libera da parte dell’Unione Europea, mentre la normativa sarà applicabile in via diretta per quanto rigurda la distribuzione negli ipermercati, supermercati e discount alimentari.

