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    La riforma delle banche di credito cooperativo sarà modificata profondamente in Parlamento, con un cambiamento rilevante della norma sul way-out. 

    A riportarlo è l’Ansa, secondo la quale nella serata di ieri sarebbe stato trovato un accordo all’interno del Partito Democratico, dopo che nei giorni scorsi una ventina di senatori Pd avevano presentato una lettera al Governo nella quale chiedevano una modifica del decreto.
    way-out-bccNel corso di una riunione di maggioranza, alla quale hanno partecipato tra gli altri anche il vice ministro dell’economia Enrico Morando, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Luca Lotti ed il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, è stato trovato un accordo che salva le risorse indivisibili degli istituti di credito cooperato.
    Viene di fatti accolto l’emendamento presentato dal deputato Pd Michele Pelillo. Le Bcc che non vorranno aderire alla holding unica, rimarranno cooperative modificando la propria missione sociale e trasferendo l’attività bancaria ad una nuova Spa.
    Rimane il nodo dell’imposta da versare allo Stato che dovrebbe rimanere del 20%, nonostante l’emendamento in questione proponga di abbassare l’aliquota al 15%.

    Viene salvaguardato, dunque, il principio dell’indisponibilità delle riserve indivisibili accumulate attraverso l’accantonamento obbligatorio di almeno il 70% degli utenti netti. Creare una norma di questo tipo, avrebbe creato un pericoloso precedente per il mondo della cooperazione, consentendo di fatto ad altre forme cooperative di pretendere la trasformazione in Spa, portando con sé le riserve indivisibili.
    La modifica della norma sul way-out eviterà, inoltre, all’Italia una probabile procedura d’infrazione da parte dell’Ue per aiuti di Stato.
    Verrà stabilita, infine, una data a partire dalla quale verificare i requisiti patrimoniali della Bcc che non vuole aderire alla holding unica. Il decreto concede, infatti, la possibilità di non partecipare al nuovo sistema del credito cooperativo solamente alle Bcc con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro.
    Dovrà essere certificato il possesso di requisiti patrimoniali entro 60-120 giorni dalla data di pubblicazione del decreto, per evitare aggregazioni di carattere opportunistico.