I timori erano fondati, alla fine i dati svelano una certezza: l’Europa è in deflazione.
Lo comunica l’Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Unione europea. Le previsioni parlavano di un indice dei prezzi al consumo in ribasso dello 0,1%, in realtà la deflazione è stata ancora più ampia: -0,2%.
Un calo dei prezzi notevole sia in senso assoluto, sia se paragonato ai livelli fatti registrare nel mese di novembre, quando l’inflazione si attestava attorno al +0,3%.
L’Eurozona, dunque, è in piena crisi. Lo rivelano i dati sulla crescita, sui tassi di cambio euro-dollaro (1,18 dollari, mai così bassi dal 2006), sul numero dei disoccupati e sul debito pubblico. Il rischio è che si crei una spirale viziosa e che l’economia fatichi a ripartire.
Alcuni economisti valutano in maniera positiva il calo dei prezzi in quanto in linea teorica provocare una crescita dei consumi.
Difficile, però, che ciò possa accadere in una situazione di recessione ormai perenne, dove la fiducia dei consumatori è ai minimi storici e le risorse disponibili sono sempre meno.
L’obiettivo di Bruxelles è arrivare sui livelli di inflazione vicini al 2%, scenario per adesso improbabile. Analizzando il dato nel dettaglio, notiamo come come quest’ultimo sia imputabile principalmente al crollo dei prezzi delle materie energetiche (-6,3%), mentre gli altri prodotti, su tutti quelli alimentari, sono rimasti stabili.
Anche l’Italia, nello specifico, presenta un indice dei prezzi al consumo vicino allo zero. Il tasso medio annuo di incremento dei prezzi è, infatti, dello +0,2%, il più basso dal 1959.
Da Bruxelles fanno sapere si tratti di una semplice contrazione congiunturale, dovuta principalmente al calo dei prezzi delle materie prime. La situazione, in realtà, è più complessa e rischia di diventare ancora più critica con il passare del tempo.
Le voci di una possibile uscita della Grecia dall’Euro certo non aiutano. Servono misure urgenti per il rilancio dell’economia, perchè un altro anno con livelli di inflazione e tassi di cambio così bassi rischia seriamete di far crollare l’unione economica e monetaria.

