• Un altro primato negativo interessa il nostro paese ed ancora una volta sono i giovani ad essere i protagonisti.
    Recentemente abbiamo riportato i dati sia dell’Istat che di Eurostat sulla disoccupazione giovanile. Numeri che collocano l’Italia agli ultimi posti a livello europeo e che rendono l’idea della difficoltà del nostro mercato del lavoro nell’inserire all’interno del circuito occupazionale giovani di età compresa tra i 15 ed  24 anni.
    Sempre Eurostat, ovvero l’ufficio di statistica dell’Unione Europea, ci ha fornito ulteriori dati interessanti sulla presenza di giovani e sulle loro attività nell’Unione a 27 Stati.
    In base alla quarta “Infodata del Lunedì” è l’Italia il paese con la minore presenza di giovani under 30, attestata attorno al 15%. Anche l’età media colloca il nostro paese tra i più vecchi dell’Unione Europea: i 44,4 anni di media rappresentano la seconda quota più alta, dietro solo alla Germania (45,3); la media degli stati comunitari è invece di 41,9.
    Numeri, dunque, che mettono in evidenza il carattere poco dinamico della nostra società.

    FormazioneMa quali sono le abitudini e le condizioni di vita dei nostri giovani paragonate a quelle dei coetanei europei? Uno dei fenomeni più diffusi nel nostro paese è quello dei cosiddetti “bamboccioni”, ovvero di giovani under 30 che vivono ancora con i propri genitori.
    In Europa questa usanza è poco diffusa visto che il 22,9% risulta sposato o convivente e quindi fuori dal nucleo familiare originario. In Italia questa tendenza è ribaltata: solamente l’11,3% dei giovani di età compresa tra i 20 ed i 29 anni è sposato o convive, dunque quasi la metà rispetto alla media europea.
    Questi numeri sono evidentemente collegati alla difficoltà nel trovare un lavoro. Il nostro sistema di politiche attive per il lavoro è estremamente farraginoso, per cui sono moltissimi, ad esempio, i cosiddetti Neet (Not engaged in Education, Employment or Training), ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti neppure in un corso di formazione.

    Secondo i dati dell’Istat, nel 2013 erano due milioni e mezzo i Neet italiani, corrispondenti a circa il 26% degli under 30. Peggio dell’Italia ha fatto solo la Grecia (28,9%).
    È evidente, dunque, si tratti di una situazione di grande instabilità ed incertezza, che spinge il più delle volte i giovani a rifugiarsi nella sicurezza economica ed affettiva del proprio nucleo familiare originario.
    Il nostro paese fa registrare, inoltre, dati negativi in materia di accesso ad Internet e di presenza dei giovani sui social network. In merito a quest’ultimo indicatore, la presenza degli under 30 italiani sui social è solamente del 73%, ben lontano, ad esempio, dal 92% fatto registrare dalla Finlandia.
    Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede, l’Italia deve ancora compiere dei passi importanti in materia di cultura digitale e nello specifico in quanto a diffusione della connessione a banda larga su scala nazionale. Una volta compiuto questo passo sarà possibile rendere i nostri giovani realmente competitivi coi i propri coetanei in tema di economia digitale.