L’articolo incriminato è il numero 4, comma 10 bis dell’Investment compact, approvato la scorsa settimana alla Camera.
L’emendamento presentato dal deputato Della Valle “introduce alcuni requisiti di forma per l’atto costitutivo delle start up innovative e degli incubatori certificati. Si richiede che l’atto costitutivo e le successive modificazioni siano redatti:
• per atto pubblico ovvero per atto sottoscritto con firma digitale;
• secondo il modello standard tipizzato dal MiSE e trasmesso al competente ufficio del Registro delle imprese.
Cambiano, dunque, le modalità costitutive delle start up e degli incubatori, ragion per cui non sarà più obbligatorio recarsi dal notaio, ma basterà una semplice firma digitale attraverso un modello standard disponibile online.
La normativa in questione si pone come obiettivo la semplificazione degli adempimenti burocratici per l’avvio di una start up innovativa, riducendo anche i relativi costi.
Le tariffe per la redazione di un atto pubblico, infatti, spesso risultano salate, anche se dipendono dalla discrezionalità del professionista.
I giovani start upper, però ,a differenza delle grandi aziende non dispongono di ingenti capitali: il più delle volte devono fare affidamento su finanziamenti pubblici a tassi agevolati ed i loro progetti innovativi sono sempre a rischio fallimento, perché devono scontrarsi con un mercato, quello italiano, non sempre in grado di recepire la novità.
L’emendamento in questione, dunque, potrebbe rappresentare una svolta per il mondo delle piccole imprese innovative. Una rivoluzione che per il mondo dei notai ha tutti i caratteri del disastro.
Tolte le ovvie ragioni di natura economica, che andranno a penalizzare i professionisti, si pone un problema di natura sistemica.
Secondo il Consiglio Nazionale del Notariato, infatti, la nuova norma non sarà in grado di garantire la trasparenza dell’azienda appena nata.
Diminuiranno i controlli pubblici effettuati da notai, rendendo così difficile risalire alla reale identità del rappresentante legale dell’impresa e facilitando la formazione di vere e proprie società anonime.
Il Consiglio Nazionale del Notariato ha voluto ribadire questi concetti attraverso un duro comunicato, nel quale si rammenta al Governo il rischio che si correrà in futuro con questo cambiamento normativo: “Facile inoltre immaginare l’escamotage che potrà essere adottato per evitare controlli: presentarsi come start up innovative, evitare i controlli tramite una firma digitale non autenticata, perdere in fase successiva i requisiti per essere ammessi nella sezione specifica del registro societario ma salvaguardando l’iscrizione al registro”.
La rabbia dei notai nei confronti dell’esecutivo viene da lontano. Nonostante il Governo Renzi non sia riuscito ad effettuare un’effettiva liberalizzazione in settori come quello farmaceutico, è intervenuto, invece, togliendo alcune prerogative al mondo notarile.
Su tutte va annoverata la nuova norma che consente anche agli avvocati e ad altri professionisti, non solo ai notai, la stipulazione dei contratti immobiliari non abitativi dal valore catastale inferiore i 100mila euro.
L’emendamento sulle start up viene percepito, dunque, come un ulteriore attacco alla categoria. I rischi in termini di trasparenza ci sono tutti, ma un intervento di liberalizzazione per le piccole imprese e le start up andava assolutamente fatto.
Difficile, in via definitiva, che il Parlamento possa fare un passo indietro.
