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    Granata (Federsolidarietà): cooperative sociali in ginocchio per il caro bollette

    L’esplosione del costo dell’energia rischia di mettere in seria difficoltà le cooperative sociali e con esse tutto il welfare italiano.

    Il welfare italiano rischia di implodere. Non è una previsione catastrofista, ma uno scenario credibile dettato dalla grave crisi energetica che sta mettendo in difficoltà milioni di imprese italiane, comprese le cooperative sociali. 

    A lanciare l’allarme è Stefano Granata, presidente di Confcooperative-Federsolidarietà: «Crescono di giorno in giorno le segnalazioni di strutture allo stremo – afferma Granata–, c’è la preoccupazione di non riuscire più a stare in piedi, siamo a rischio desertificazione del welfare quando, grazie al PNRR, dovremmo investire e rilanciare. L’infiammazione dei costi per le strutture residenziali, semiresidenziali, per i centri diurni, arriva due volte, direttamente sulle bollette, ma anche attraverso i fornitori. Stiamo parlando dei beni di prima necessità su cui le altre imprese scaricano i loro incrementi. Le cooperative sociali non possono far pagare il costo della bolletta alle persone fragili assistite né si vedono riconosciuto tale costo dalle amministrazioni pubbliche per conto di cui spesso operano». 

    Welfare: impossibile rimodulare gli orari di lavoro

    La peculiarità della cooperazione sociale sta proprio nel fornire servizi essenziali a persone svantaggiate, in alcuni casi sostituendosi allo Stato nella funzione di tutela ed assistenza dei più fragili. Un mondo, quello delle cooperative sociali, che dà lavoro ad oltre 400mila persone e che a differenza del settore industriale non può riprogrammare la propria attività in funzione del caro energia. «Se in fabbrica si può immaginare temporaneamente la riduzione o rimodulazione oraria dei cicli produttivi ad esempio in orario notturno – commenta Granata – non possiamo fare lo stesso nelle nostre strutture, dobbiamo garantire continuità e accessibilità. Chiediamo al Governo interventi di emergenza per calmierare l’infiammata dei costi per il welfare».

    La situazione, anche alla luce dei recentissimi sviluppi sul fronte Russia/Ucraina, rischia di diventare ancora più grave, con migliaia di centri diurni, RSA e in generale strutturale socio-assistenziali che potrebbero essere costrette a chiudere i battenti e con loro tutto il sistema di welfare retto dal Terzo Settore.