Camminano su un filo sottile da circa due mesi. L’Unione Europea e la nuova Grecia di Alexis Tsipras si studiano e guardano avanti cercando di non cadere e di non compromettere il futuro di milioni di cittadini.
Tra una stoccata al veleno ed una parola conciliante, prosegue il dialogo tra i due contraenti, con un epilogo difficile da prevedere.
La prima tappa di questa grande battaglia diplomatica si è conclusa il 20 febbraio, quando l’Eurogruppo ha concesso quattro mesi di tempo ad Alexis Tsipras per attuare una serie di riforme necessarie per modificare il sistema fiscale ed amministrativo greco.
Solo una volta completato il cammino delle riforme sarà possibile ridiscutere il tema dei debiti ellenici e il possibile cambiamento del piano di rientro stipulato dalla troika con il precedente governo.
Superato il primo scoglio, c’è da arginare la volontà di protagonismo delle Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Le sue dichiarazioni frequenti e pungenti hanno spesso irritato Bruxelles, rendendo più difficile il compito di Tsipras nel processo di mediazione con l’Ue.
Il silenzio impostogli dal primo ministro ellenico è un ulteriore segno della volontà di Tsipras di non arrivare ad uno scontro con le istituzioni europee. Volontà confermato dalle parole e dai fatti di questi giorni.
È notizia delle ultime ore la decisione del Governo greco di pagare una parte del prestito ricevuto dal Fondo Monetario Internazionale, stimabile attorno ai 348 milioni.
La Grecia, dunque, intende saldare i propri debiti, a patto di avere il tempo di attuare le proprie riforme e di rivedere il piano di rientro, limitando la riduzione della spesa pubblica impostale dall’Ue.
Si perché Tsipras ha degli obblighi nei confronti dei propri elettori, in particolar modo verso quei cittadini che hanno visto in lui la speranza di uno Stato più vicino alle esigenze e ai diritti sociali dei cittadini e meno vincolato dagli obblighi contabili.
Da questo punto di vista anche il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, si è dichiarato fiducioso di trovare una soluzione, escludendo in maniera categorica un eventuale default greco. Del resto è nell’interesse di tutti, mantenere la Grecia nell’Eurozona ed evitare la bancarotta.
Su questa stessa linea d’onda si schiera Tsipras, attraverso delle dichiarazioni concilianti come non mai: “Sono qui a Bruxelles – ha detto Tsipras– per discutere di futuro. E avere il 60% di disoccupazione giovanile vuol dire non avere un futuro. Penso che il messaggio delle discussioni di queste ore, qui a Bruxelles, sia di speranza al popolo greco. Non solo attuare, attuare, obblighi, obblighi, ma anche che dalle istituzioni europee viene aiuto, solidarietà, in particolare per poter uscire da questa brutta situazione sociale. Si tratta di un problema non solo greco ma di tutta l’Europa e, visto che siamo pro-europei, vogliamo andare avanti insieme verso un futuro comune”.

