• dati agricoltura 2015

    Qual è stato il rendimento dell’economia agricola italiana nel 2015 in termini di produzione di ricchezza, investimenti e numero di occupati?

    Il rapporto dell’Istat ci fornisce un quadro completo della situazione, effettuando anche una comparazione con gli altri paesi europei.
    Dal 2010 ad oggi il settore agroalimentare ha vissuto un andamento estremamente altalenante. Il 2015, stando ai dati Istat, può essere considerato però un punto di svolta, anche se siamo distanti dal rendimento pre-crisi.
    Secondo l’istituto di statistica nel 2015 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato un valore aggiunto di 33.095 milioni di euro, pari al 2,3% del valore aggiunto nazionale. Se si considera anche il comparto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, che con 25,4 miliardi di valore aggiunto pesa l’1,7% sul totale, il comparto agroalimentare rappresenta il 4,0% del valore aggiunto complessivo.
    Se andiamo ad analizzare le altre componenti del valore aggiunto italiano (industria in senso stretto, costruzioni e servizi), agricoltura, silvicoltura e pesca sono i comparti che mostrano una crescita più sostenuta.

    Un ottimo rendimento che è confermato dai dati relativi ad altre variabili come quelle della produzione, degli occupati e degli investimenti.
    Nel 2015 la produzione di beni e servizi dell’agricoltura è cresciuta del 2,2%. Bene soprattutto le coltivazioni legnose (+12,3% in volume), trainate dalle produzioni olivicole (+51,9%), vitivinicole (+9,2%) e frutticole (+6,2%); al contrario mostrano delle contrazioni le coltivazioni foraggere (-4,3%) ed erbacee (-2,8%).
    Per quanto riguarda, invece, gli allevamenti zootecnici, è da registrare una crescita in volume dello 0,8%, per effetto di un aumento dele produzioni suine (+2,9%), del pollame (+4,1%) e delle uova (+2,7%) e del perdurare della crisi nella produzione di carni bovine (-3,0%) e di conigli, selvaggina e minori (-3,9%); in leggera ripresa la produzione di latte (+0,3%).
    Tra gli aspetti maggiormente negativi, invece, del report dell’Istat c’è il calo delle attività secondarie delle aziende agricole (-0,6% in volume), che rappresentano l’8,1% della produzione del comparto e riguardano: energie rinnovabili (in particolare fotovoltaico e biomasse), fattorie didattiche, attività ricreative, agricoltura sociale, vendite dirette, produzione di mangimi, sistemazione di parchi e giardini oltre a agriturismo e attività di trasformazione.

    Mostra un ottimo andamento, invece, il mercato del lavoro. Gli occupati nel comparto agricolo aumentano, infatti, del 2,2% per via di una crescita delle unità di lavoro dipendenti (+2,8%) ed indipendenti (+1,9%). Sono in tutto 1,2 milioni i lavoratori nel comparto agricolo che corrispondono al 5,1% del totale nazionale.
    Per quanto riguarda, infine, i redditi e gli investimenti, i dati dell’Istat ci segnalano che nel 2015 i redditi da lavoro dipendente risultano in aumento (+5,7%) ed ammontano a 21,8 mila euro annui contro i 40,0 mila euro dell’intero sistema economico. Gli investimenti nel comparto mostrano segnali di recupero (+0,6%) dopo il forte calo del 2014 (-6,1%).
    Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il confronto con gli altri Paesi europei. La maggior parte degli stati appartenenti all’Unione Europea segna il passo in termini di produzione, valore aggiunto, prezzi e reddito. L’indicatore di reddito agricolo presenta delle variazioni negative più consistenti in Germania (-37,6%), Danimarca (-19,7%), Regno Unito (-19,3%), Romania (-17,8%), Polonia (-8,9%) e Paesi Bassi (-0,8%), mentre è da registrare una crescita sostenuta in Grecia (+11,7%), Francia (+8,7%), Italia (+6,2%) e Spagna (+3,3%).