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    Il Jobs Act ha davvero portato, come sostiene il premier Matteo Renzi, ad una crescita degli assunti a tempo indeterminato?

    Fino a questo momento la riforma del mercato del lavoro ha dato delle risposte contrastanti ed è difficile valutarla in un senso o in un altro.
    professionisti leggeNell’ultimo anno c’è stato sì un netto aumento degli occupati a tempo indeterminato, ma non è tanto attribuibile al Jobs Act, quanto semmai agli sgravi contributivi per le assunzioni stabili inseriti nelle ultime due Leggi di Stabilità. Allo stato attuale sono previste agevolazioni fiscali al 40% e fino ad un massimo di 3.250 euro per le imprese che assumono a tempo indeterminato.
    Come riportato dall’Istat nel suo report sul mercato del lavoro relativo al primo trimestre del 2016, negli ultimi dodici mesi c’è stato un aumento dei nuovi addetti a tempo indeterminato, corrispondente a +342mila unità.
    Nello stesso periodo di tempo rimangono stabili i contratti a termine, mentre diminuiscono gli indipendenti.
    Prosegue, inoltre, per il terzo trimestre consecutivo il calo dei disoccupati, la cui stima scende a 3 milioni 87 mila unità (-215 mila in un anno).

    Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2016 è del 12,1%, con una variazione negativa dello 0,9% rispetto ai primi tre mesi del 2015.
    Se analizziamo il rendimento del mercato del lavoro attraverso le macro-aree, è soprattutto il Centro a presentare una netta riduzione della disoccupazione su base annua (-1,4%), mentre il Sud mostra una diminuzione della disoccupazione ancora piuttosto moderata (-0,4%).
    Per quanto riguarda, infine, i singoli raggruppamenti economici, c’è una crescita del 5,8% delle ore lavorate nel settore dell’agricoltura; bene anche l’industria in senso stretto (+2,6%) ed i servizi (+2%).