Nella giornata di ieri si è svolta presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali una riunione sul tema del caporalato che ha visto come partecipanti, oltre al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e il Presidente dell’Inps Tito Boeri.
Erano presenti anche i rappresentanti delle aziende agricole e dei lavoratori che hanno fatto il punto della situazione sui risultati della legge sul caporalato che prevede, tra le altre cose, un inasprimento delle pene per chi commette reati di questo tipo, la confisca dei beni e l’istituzione della rete del lavoro agricolo di qualità.
Come riportato nei scorsi giorni in questa sede, sono solamente 207 le imprese che hanno ricevuto il “bollino etico”, corrispondenti a circa un’azienda agricola su mille.
«Non bisogna caricare la rete con elementi che poco hanno a che fare con il lavoro e scoraggiano le aziende» ha spiegato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura. Vengono considerate, ad esempio, come cause di esclusione dalla rete fattispecie come i delitti contro gli animali o le violazioni formali nelle dichiarazioni Iva.
Le misure prese dal Governo non prevedono, inoltre, l’inserimento di misure di premialità per chi sta all’interno della rete e pratica prezzi equi.
«Nessuno può pensare di competere attraverso l’illegalità – ha dichiarato il presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri «ma solo rispettando le risorse, a cominciare da quelle umane e ambientali».
Secondo Mercuri bisognerà lavorare molto sui centri per l’impiego, i quali dovranno essere in grado di collegare al meglio la domanda e l’offerta di lavoro, evitando che all’interno del circuito occupazionale possano inserirsi i cosiddetti caporali.
Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, condivide il percorso intrapreso dal Governo, ma è convinto che le misure di lotta al caporalato possano essere ulteriormente migliorate “ampliando il numero dei soggetti che possono entrare a far parte della rete del lavoro agricolo di qualità “.
Cgil, Cisl e Uil insistono, invece, su una maggiore e migliore comunicazione dei vantaggi per le aziende nell’aderire alla rete del lavoro agricolo. Un’informazione ridotta ha portato, infatti, ad un flop di adesioni nei primi mesi di attività.
Limitare gli adempimenti burocratici ed incentivare i meccanismi di premialità sarà fondamentale per rendere le misure adottate realmente efficaci.

