Il settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) è ormai fondamentale nell’ambito dell’economia mondiale. Le informazioni sono elaborate e trasmesse attraverso tecnologie digitali e telematiche, in un vero e proprio vortice di dati che richiede la presenza di figure in grado di gestire questa mole di informazioni.
In Europa e nel Mondo, è cresciuto a dismisura il numero di persone impiegate nel settore ICT. Secondo Eurostat, nei paesi membri dell’Unione europea, sono 8 milioni le persone impiegate nel campo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, con un
aumento di 1,5 milioni di addetti tra il 2011 ed il 2015.
Ci sono paesi, però, che hanno saputo cogliere al meglio le opportunità offerte dall’informatica e altri, invece, che devono colmare un gap digitale, che si manifesta non solo nelle infrastrutture, ma anche nella presenza di competenze e di figure professionali adeguate.
L’Italia rientra in quest’ultima categoria. I lavoratori ICT, infatti, rappresentano solo il 2,5% della forza lavoro italiana, contro la media europea del 3,5%. In termini assoluti sono 558mila gli addetti ICT che lavorano nelle aziende italiane.
In Gran Bretagna, per rendere l’idea della differenza con i paesi al vertice di questa graduatoria, sono 1.542.000 i lavoratori ICT, quasi il triplo rispetto al nostro Paese. In generale l’Italia si trova agli ultimi posti, accompagnata dai paesi dell’Europa mediterranea (in Grecia la percentuale degli impiegati ICT è solo dell’1,2%).
La situazione diventa ancora più complessa se analizziamo le caratteristiche dei lavoratori ICT. Il primo dato che emerge è la bassa percentuale di laureati tra i tecnici italiani del computer. In Europa i laureati rappresentano il 60% degli addetti nel campo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, in Italia, invece, solo il 30% possiede un titolo di studio accademico (solo la Romania fa peggio di noi).
Il nostro settore ICT è anche il più anziano d’Europa ed è uno di quelli con la più alta percentuale di occupazione maschile. L’86,2% dei lavoratori in questo ambito è uomo: questo vuol dire che le donne sono quasi del tutto fuori dal mondo dell’informatica, per via anche di scelte universitarie che abbracciano settori disciplinari diversi.

