• Il Parmigiano Reggiano è senza dubbio uno dei prodotti italiani più copiati nel mondo. Dal “Parmesan” al “Reggianto”, passando per il “Parmezza” ed il “Parmessano” si sprecano i tentativi di imitazioni che arrecano gravi danni al Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop, sia in termini di immagine che di esportazioni. 

    In questi giorni il Consorzio ha reso noti i dati sull’attività di contrasto all’Italian Sounding che ha toccato soprattutto i paesi extraeuropei. La nazione con contraffazione parmigianopiù richiami falsi alla denominazione del Parmigiano sono gli Stati Uniti. Il Consorzio ha effettuato cinque operazioni contro imprese americane che hanno cercato di depositare marchi di salse, piatti pronti e formaggio grattugiato con denominazioni che richiamano il Parmigiano.
    Al secondo posto troviamo il Vietnam con tre tentativi di frode alimentare bloccati dal Consorzio; seguono Giappone e Argentina con due azioni e Bolivia, Cina, Colombia e Ucraina con un’operazione bloccata.
    Gli interventi che abbiamo messo in atto – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Alessandro Bezzirientrano in quell’attività di contrasto ai falsi che ci vede impegnati da molti anni e che negli ultimi 24 mesi abbiamo rafforzato ulteriormente soprattutto nell’ambito dei paesi extraeuropei. Proprio qui, infatti, non solo si riscontra il maggior numero di quelle che rappresentano autentiche frodi per i consumatori e un danno per i nostri produttori, ma non esistono norme – al contrario di quanto abbiamo ottenuto dalla UE – che impongano alle autorità dei singoli Paesi un intervento drastico e d’ufficio a tutela delle Dop”.

    Il contrasto all’Italian Sounding dovrà essere un tema dirimente dell’azione del Mipaaf nei prossimi mesi. Sono tantissimi i prodotti italiani contraffatti: il settore più colpito è il lattiero-caseario, ma stanno aumentando a dismisura anche le contraffazioni di olio e salumi.
    Il Governo ha varato un accordo con le piattaforme di e-commerce Alibaba ed Ebay per bloccare le vendite di prodotti contraffatti soprattutto nel mercato asiatico.
    Bisognerà, però, lavorare più intensamente con i singoli Paesi, affinché questi ultimi adottino provvedimenti più severi contro chi colpisce le denominazioni protette. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono il principale mercato per i prodotti del Made in Italy agroalimentare: riuscire a limitare le contraffazioni e l’Italian Sounding in un mercato così vasto ed attraente per l’agroalimentare italiano rappresenterebbe un passo in avanti enorme per l’export italiano.
    Coldiretti ha stimato che l’Italian Sounding costa all’Italia ben 300.000 posti di lavoro. Capiamo benissimo, allora, quanto sia importante adottare misure incisive a tutela del Made in Italy e dei produttori nostrani.