Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, si difende dalle accuse ricevute in questi giorni. Dopo lo scandalo Mafia Capitale, molte sono state le persone, appartenti al mondo delle istituzioni, coinvolte in prima persona. Esponenti di partiti politici con cariche istituzionali a livello comunale, ma anche rappresentanti dello Stato sul territorio.
Appartiene a quest’ultima categoria il prefetto Pecoraro. La sua colpa sarebbe stata quella di avere incontrato Salvatore Buzzi, responsabile della Cooperativa 29. Un meeting definito proficuo dallo stesso Buzzi e che ha fatto storcere il naso a molti.
Secondo una parte dell’opinione pubblica, questo sarebbe sufficiente per gettare ombra sulla figura di Pecoraro e sui possibili rapporti tra la Prefettura ed il mondo della criminalità romana.
Il prefetto di Roma si difende e lo fa attraverso una conferenza stampa: “Per un prefetto è normale incontrare associazioni e cooperative cattoliche e tra queste c’era anche la cooperativa guidata da Buzzi”. Un incontro, dunque, di carattere istituzionale, come ce ne sono molti.
Chi opera nel mondo cooperativo conosce le procedure e sa quanto sia importante il confronto quotidiano con figure di questo tipo.
Avviene per le coop, così come per le imprese e per altri rappresentanti della società civile. Senza il dialogo è difficile trovare un’unità d’intenti: in poche parole è impossibile sviluppare il tessuto economico e sociale di una comunità. Lo sanno i sindaci, gli assessori, i prefetti e gli stessi cooperatori.
Una polemica simile è stata montata contro Ignazio Marino, sindaco di Roma, anche lui colpevole di avere incontrato Buzzi e di essersi complimentato per il lavoro svolto dalla sua cooperativa.
Bisognerebbe distinguere, dunque, tra responsabilità accertate dalla magistratura e semplici gossip giornalistici. Solo in questo modo si può analizzare quanto avvenuto nel miglior modo possibile.

