Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti apre alla proposta effettuata nei giorni scorsi dal presidente dell’Inps Tito Boeri: un reddito minimo per i cittadini di età compresa tra i 55 ed i 65 anni.
Questa fascia di età è divenuta particolarmente delicata dopo l’avvento della crisi. In tanti hanno perso il proprio posto di lavoro e solo uno su dieci è riuscito a trovarne un altro.
Come è facile immaginare risulta più difficile per un soggetto over 55 reinserirsi nel mondo lavorativo. C’è, dunque, il forte rischio che venga a trovarsi senza un lavoro e senza una pensione, non avendo ancora raggiunto l’età pensionabile.
Boeri ha colto immediatamente il problema, intravedendo in questa fascia di età nuove possibili situazioni di indigenza.
Di qui la proposta di fornire loro un reddito minimo, finanziabile attraverso il taglio delle pensioni maggiormente remunerative. La novità di questi giorni è l’apertura da parte della compagine governativa avvenuta attraverso il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
«Ribadisco che il tema delle persone che sono avanti con l’età, hanno perso il lavoro e non maturano i requisiti per la pensione è uno dei problemi socialmente più rilevanti». dichiara Poletti a Repubblica «La proposta Boeri va in questa direzione quindi va considerata. E’ una delle proposte alle quali lavoriamo».
La priorità del Ministro è rivolta verso chi ha perso il proprio posto di lavoro e non dispone degli adeguati sussidi prima di arrivare alla pensione.
La questione degli ammortizzatori sociali sarà uno dei temi chiave all’interno del dibattito pubblico italiano di qui ai prossimi mesi. L’Italia, infatti, come molti paesi dell’Eurozona, dovrà porre rimedio alle situazioni di indigenza accentuate dalla crisi.
Si tratta di un dovere di natura morale oltre che politico. L’aggravarsi di tali fenomeni potrebbe portare, infatti, ad un disagio sociale crescente, a quel punto difficile da arginare. Il consenso dilagante di alcune forze politiche di stampo populista a livello europeo deve allarmare i partiti di maggioranza e porre loro più di qualche interrogativo sulla gravità della questione sociale.
Uno degli argomenti di discussione nell’esecutivo italiano è, ad esempio, la destinazione del cosiddetto bonus Def, ovvero 1,5 miliardi di euro ricavati dallo scarto tra l’andamento tendenziale del deficit (2,5%) e quello programmatico per l’anno 2015 (2,6%). Il Governo sembra orientato ad utilizzare queste risorse per implementare gli ammortizzatori sociali in favore di chi possiede una situazione reddituale difficile.
Su questo punto i vertici istituzionali italiani ed europei si giocheranno una delle partite più importanti degli ultimi anni. Non ci sono più margini per i rinvii ed i ripensamenti.

