Il Sostegno di inclusione attiva è una misura di lotta alla povertà adottata nel 2013 dal Enrico Giovannini, allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Letta.
In questi anni è stata portata avanti la sperimentazione in undici grandi città italiane (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo,
Torino, Venezia e Verona), prima di entrare in vigore su larga scala a partire dallo scorso 2 settembre.
Si tratta di uno strumento di sostegno al reddito rivolto alle famiglie con un Isee inferiore a 3mila euro e con la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, di un disabile o di una donna in stato di gravidanza.
Non potranno avere accesso al Sostegno di inclusione attiva quelle famiglie che percepiscono indennità previdenziali superiori a 600 euro o indennità di disoccupazione.
Ciascun membro del nucleo familiare riceverà 80 euro, ma la misura potrà riguardare fino a massimo 5 membri della famiglia. Le risorse verranno accreditate ogni due mesi su una carta di pagamento, ricaricabile solo dallo Stato, che i beneficiari potranno utilizzare nei negozi alimentari, nei supermercati, nelle farmacie e per pagare le bollette di luce e gas.
Per poter accedere alla misura bisognerà recarsi nel Comune di appartenenza, il quale provvederà ad inoltrare tutta la documentazione all’Inps; i richiedenti potranno anche rivolgersi ad un Caf. Se la domanda viene presentata entro il 31 ottobre, c’è la possibilità di avere il primo accreditamento già entro la fine del 2016.
Come ci tiene a sottolineare il ministro Poletti, il Sostegno di inclusione attiva non è una misura meramente assistenziale, ma si pone come obiettivo quello di far uscire dalla condizione di povertà assoluta i soggetti coinvolti. Questi ultimi, infatti, oltre a ricevere la somma pattuita, dovranno seguire dei percorsi personalizzati di inserimento lavorativo con l’aiuto dei Centri per l’impiego, pena la perdita del sussidio.
Per l’anno 2016 sono stati stanziati 750 milioni di euro, risorse che aumenteranno fino ad 1 miliardo nel 2017. Le stime parlano del coinvolgimento di 180-200mila famiglie. Il periodo di sperimentazione nelle grandi città, però, non è stato particolarmente positivo, sia per il basso numero di soggetti coinvolti che per la debolezza dei percorsi di inclusione attiva.
Tra i possibili beneficiari, ad esempio, mancano i giovani senza famiglia o gli immigrati. Questi ultimi, infatti, sono ammessi solo se in possesso di carta di soggiorno.

