• povertà reddito minimo

    Reddito minimo ed un percorso di inclusione sociale per i più poveri.
    Sono questi gli elementi principali del decreto legge sulla povertà approvato in Consiglio dei Ministri giovedì scorso. Adesso il provvedimento seguirà tutto l’iter parlamentare e dopo la sua approvazione alla Camera e al Senato verranno presentati i decreti attuativi.

    Nel 2017, dunque, verrà sperimentata anche in Italia una forma di reddito minimo che interesserà, però, solamente i più poveri con figli a carico per un totale di un milione di persone.
    povertà reddito minimoI soggetti interessati sono quelli considerati sotto la soglia di povertà calcolata dall’Istat. Per le famiglie del Sud con due figli a carico, ad esempio, il tetto è di 980 euro mensili mentre è di 1.400 euro nelle aree metropolitane.
    In media il sostegno mensile per i poveri dovrebbe essere di 320 euro: maggiore, però, sarà la distanza dalla soglia di povertà e maggiore sarà il reddito garantito dallo Stato.
    Come sottolinea il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso di un’intervista a Repubblica, oltre al sostegno economico il povero verrà accompagnato in un percorso di inclusione sociale: “Chi riceverà l’assegno – ha dichiarato Poletti – dovrà impegnarsi contestualmente, come già accade nelle città che stanno sperimentando il sostegno per l’inclusione attiva, a mandare i figli a scuola e ad accettare possibilità di lavoro. Pensiamo a un coinvolgimento anche delle associazioni del volontariato”. 

    Il pacchetto povertà approvato dal Governo stanzia in tutto 800 milioni a favore dei soggetti svantaggiati: 600 milioni riguardano il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e 200 l’Asdi, ovvero l’assegno successivo alla Naspi che spetta alle persone che sono in condizioni di bisogno.
    Il decreto, però, non ha riscosso il favore della Cgil, che ha definito estremamente deludenti le misure approvate dall’esecutivo: “Il disegno di legge delega è una delusione – ha fatto sapere Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil – Non sembra esserci un vero piano contro la povertà né si definiscono le tappe per raggiungere, anche con gradualità, l’obiettivo di una misura nazionale strutturale ed universale di contrasto alla povertà assoluta“