• La diffusione delle cooperative nel nostro Paese è un fenomeno emergente, che è diventato ancora più forte negli anni della crisi.
    A rivelarlo è il Terzo Rapporto Euricse sulla cooperazione italiana. Lo studio mette a confronto il rendimento delle cooperative e quello delle altre imprese private nel periodo successivo alla crisi del 2008.
    Secondo Euricse il comportamento delle coop è anticiclico, perché riesce ad aumentare il numero di imprese nascenti e di lavoratori occupati anche durante la recessione: la cooperazione rappresenta, quindi, un modello virtuoso.

    Le imprese sociali mostrano innanzitutto un elevato tasso di natalità. In base alle elaborazioni della banca dati Aida, nel 2011 ben 10.400 cooperative erano state fondate nei quattro anni precedenti.
    servizio civileE anche il tasso di mortalità è a favore delle coop: nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2013 si è passati da 50.815 cooperative attive a 53.314.
    Il tutto mentre l’intero sistema imprenditoriale italiano perdeva oltre 65.000 aziende, un dato che spiega alla perfezione quanto il modello cooperativo sia diverso e maggiormente impermeabile in periodo di crisi rispetto a spa e srl.
    Anche il valore della produzione è aumentato nell’intervallo di tempo post-crisi. Secondo i dati forniti dal Centro Studi di Legacoop, tra il 2008 e il 2012 le 18.695 cooperative che facevano riferimento all’Alleanza delle Cooperative Italiane hanno incrementato il valore della produzione da 90.617 milioni a 99.234.
    Un dato, quest’ultimo, di cui hanno beneficiato soprattutto i lavoratori che hanno visto aumentare i propri redditi da lavoro dipendente del 21%, con una variazione percentuale superiore addirittura all’aumento del valore della produzione.

    Questo ovviamente è possibile solamente riducendo gli utili, cosa che le aziende di tipo capitalistico sono restie a fare. Questo tipo di impostazione ha consentito alle cooperative di aumentare in maniera considerevole il numero degli occupati dal 2008 al 2013.
    In questo periodo di tempo, infatti, il numero di posizioni lavorative aperte è aumentato di 80.575 unità (+6,8%). È aumentato soprattutto il numero di lavoratori a tempo indeterminato (+8,6%) e di donne impiegate (+12,8%), mentre ha subito una flessione importante la quota di giovani occupati (-16,2%).
    Quest’ultimo sembra essere uno dei pochi aspetti negativi che ha interessato il mondo della cooperazione nel periodo post-crisi.
    L’apporto della cooperazione è stato essenziale soprattutto in materia di welfare ed assistenza sociale. La crescita delle cooperativa, sia in termini di valore della produzione che di numero imprese nascenti e di addetti, è riuscita a bilanciare il contenimento della spesa attuato dallo Stato.
    Senza il supporto fornito dalle cooperative al sistema assistenziale, staremmo parlando probabilmente di una crisi ancora più profonda dello Stato sociale con annesse gravi mancanze in termine di prestazioni offerte ai cittadini.