L’Italia è il paese delle stranezze che a volte si trasformano in assurdità.
Accade in tutti i settori, dalla politica alla scuola, passando per il mondo delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.
Succede, ad esempio, che per leggere i buoni pasto elettronici esistano quattro diversi Pos in base al tipo di emettitore.
Allo stato attuale, dunque, potremmo trovare in un supermercato o in un qualsiasi altro rivenditore ben 4 strumenti elettronici per leggere i buoni pasto più un altro per le normali carte di credito.
La stranezza, come detto, si trasforma in assurdità, tant’è che la Federdistribuzione, l’associazione di rappresentanza delle catene di distribuzione alimentare, ha minacciato, non più di due settimane fa, di non accettare più i buoni pasto.
Il motivo è legato al provvedimento contenuto nella Legge di Stabilità che defiscalizza di fatto i buoni pasto elettronici, innalzando a sette euro la loro deducibilità.
Una norma che sarà in vigore a partire dal 1°Luglio 2015 e che agisce nel senso della riduzione dei pagamenti cartacei e della maggiore tracciabilità delle operazioni commerciali.
I buoni diventerebbero così un vero e proprio strumento di integrazione del salario, visto con piacere sia dai dipendenti del settore privato che dai i pubblici dipendenti.
Il cambiamento normativo, però, ha creato un vero e proprio polverone nei supermercati, nei ristoranti e nei bar, ovvero i soggetti maggiormente interessati della manovra. Circa un terzo del mercato dei buoni pasto (attività da 3 miliardi di euro l’anno) viene assorbito proprio da loro.
Incentivare i buoni pasto elettronici con ben 4 Pos diversi avrebbe comportato un enorme dispendio di risorse per le grandi distribuzioni alimentari, oltre a non indifferenti problemi di carattere logistico.
La minaccia di Federdistribuzione è servita, però, a trovare un inaspettato quanto importante accordo.
Sodexo, Qui Group e Day Ristoservice hanno firmato la prima bozza d’intesa per giungere al Pos unico. Uno strumento che semplificherebbe enormemente le attività commerciali, facendole rientrare nella logica dei paesi civili.
L’accordo verrà sottoposto in questi giorni alle autorità competenti e, una volta stipulato, sarà valido per tutti i rivenditori.
Finalmente, dunque, una buona notizia per un paese che fatica ancora ad intraprendere la strada della digitalizzazione e della semplificazione delle attività normative, amministrative e commerciali.
La strada è quella giusta, ma è solo un primo passo di un processo ancora lungo e complesso.

