• Tariffe pubbliche non più sostenibili. Dieci anni di aumentiSe negli ultimi venti anni le spese sostenute dai possessori di auto sono più che raddoppiate (leggi In vent’anni, forte accelerazione delle spese per l’auto), le cose non sono certamente andate meglio per proprietari e affittuari di abitazioni: praticamente, per tutti gli italiani. E così, anche, per i destinatari-fruitori di altre utenze.

    A fronte di un incremento della vita pari al 24%, c’è stata un’impennata delle tariffe pubbliche decisamente superiore, con bollette che nel giro di dieci anni hanno seriamente intaccato i portafogli di tutti.

    Acqua (+69,8%), gas (+56,7%), raccolta rifiuti (+54,5%), energia elettrica (+38,2%), le voci che più di ogni altra hanno reso quasi impossibile la gestione del conto economico famigliare (i dati sono della Associazione Artigiani e Piccole Imprese “Cgia” di Mestre). A queste voci si aggiungono i rincari per biglietti ferroviari (+49,8%), autostrade (+47,5%) e servizi postali (+28,7%) e il quadro è ben delineato.

    Così, a fronte di un adeguamento dei salari impossibile a reggere il passo con gli aumenti avvenuti, il potere di acquisto degli italiani si è decisamente contratto. Per alcuni “solo” piccole rinunce, per tanti lo sconfinamento dalla fascia media di ricchezza a quella della “relativa povertà”.

    Un’impennata di prezzi senza precedenti riconducibile al crescente costo delle materie prime, gas e petrolio su tutte, all’incidenza delle tasse e dei cosiddetti oneri impropri che spingono le bollette a livelli improponibili e tali da cancellare gli effetti (minimi) derivanti dalle liberalizzazioni.

    Resta preoccupante il dato relativo agli aumenti dell’acqua: l’oro blu, come viene chiamato, ha sconfinato oltre ogni ragionevole previsione non giustificabile nemmeno in considerazione che in Italia, per le famiglie italiane, i costi di questo bene essenziale resta uno dei più bassi d’Europa.

    Unico dato in controtendenza, le bollette della telefonia, scese di un 7,7%, grazie alle politiche di liberalizzazione ed alla forte concorrenza tra i diversi gestori.

    Che ci sia bisogno di interventi anche sul fronte tariffe pubbliche è fin troppo evidente. Ci chiediamo se è il caso che lo Stato, là dove è possibile privatizzare (ma tra più concorrenti) non possa e non debba intervenire per calmierare costi in crescendo.