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    Un’alleanza inaspettata e per certi aspetti coerente. Tsipras vince le elezioni politiche greche e decide di allearsi con An.El, il partito dei Greci Indipendenti guidato da Panos Kammenos.
    Niente accordo, dunque, con la forza politica liberale To Potami, nè con i comunisti del Kke, i social-democratici di Pasok o i conservatori di Nea Demokratia, questi ultimi a capo del governo uscente.
    La scelta è radicale e va in un’unica direzione: il rifiuto delle politiche di austerity imposte dall’Unione Europea.

    eurogruppoSì perchè An.El è un partito fortemente euroscettico e nazionalista. È celebre, ormai, la definizione di Kammenos dell’Ue come un’istituzione governata da “tedeschi neo-nazisti”.
    La sua posizione contro la troika è stata chiara negli ultimi anni, come dimostra la ferma opposizione all’esecutivo filo-europeo di Samaras.
    Tsipras e Kammenos condividono il rifiuto del pagamento dei debiti con l’Ue ed il rilancio del welfare sociale. Partono però da presupposti ideologici diversi, accentuati da un metodo e da un linguaggio pressoché incompatibili tra di loro.
    Non c’è solo, infatti, anti-europeismo nell’ideologia politica dei Greci Indipendenti, ma anche una forte carica di conservatorismo. Kammenos chiede un rigido controllo delle frontiere ed un più attento monitoraggio delle attività economiche degli ebrei, oggetto, secondo il leader di An.El, di una trattamento fiscale agevolato.
    Opposti anche i valori religiosi, con Tsipras bandiera del laicismo e Kammenos vicino alla Chiesa ortodossa.

    Posizioni, dunque, per molti aspetti inconciliabili e che lasciano presagire ad una luna di miele molto breve.
    Il messaggio che Tsipras vuole lanciare è diverso: Syriza non farà sconti.
    L’intento del nuovo premier greco è arrivare al tavolo delle trattative con Bruxelles in una posizione di forza.
    L’ipotesi di una “Grexit” è al momento fuori discussione, ma qualora il processo di revisione del debito greco non dovesse andare secondo le sue aspettative, Tsipras potrebbe anche giocarsi questa carta rischiosa.
    Probabile che alla fine si opti per una dilatazione dei termini entro i quali la Grecia deve saldare i propri debiti ed attuare le riforme strutturali, su tutte quella fiscale.
    Il leader di Syriza sa di non poter forzare troppo la mano. Difficile possa trovare alleati sulla sua strada: un eventuale mancato pagamento del debito graverebbe, infatti, sulle casse degli Stati membri, con annessi danni commerciali per la Grecia stessa.
    Il primo passo, però, è stato fatto e spaventa entrambi i contraenti.